Credo che la persona ignorante sia più felice. Ignora la giustizia, ignora la beltà dei valori, ignora il retto modus vivendi, ignora il bene e il male nella loro perfezione. L’ignorante vero fa paura. Fa più paura del cattivo. Non mi spaventa “l’ignorante in materia”, colui che non è sufficientemente a conoscenza di una branca del sapere, di un fatto o di una circostanza, mi fa paura colui che ha una percezione errata della realtà.
L’ignorante vero è quello che è convinto di avere la cognizione assoluta di un aspetto del vivere, senza ammettere la possibilità del contraddittorio. Tesi e antitesi, nella dialettica filosofica o comune, sono una dimostrazione della libertà d’espressione e del confronto civile. In assenza di tali elementi si palesa la dittatura dell’ignoranza. Il modo d’agire, indifferente a qualsiasi nozione di libertà individuale, viene assorbito dalla massa come vademecum, imprescindibile al modo d’agire stesso. E non importa se esso sia corretto o meno, se la modalità d’azione sia basata sulla legalità etica e/o costituzionale che è alla base di ogni comunità civile.
Viene adottato quasi sotto forma di ius non scriptum, un modo di fare “ignorante” dei valori fondamentali dell’essere, consuetudine che diventa modus operandi prima, modus vivendi poi. In questo scenario, malafede e ignoranza spesso si fondono o si confondono. O nel circo dell’opportunismo “i colti/sapienti con la cattiva coscienza” si approfittano dei “buoni ma ignoranti”, attirando l’attenzione delle persone nella direzione prestabilita per l’affermazione dei propri fini, o l’ignorante è già colui che è in malafede, ed è nella consapevolezza e la mercificazione della sua malafede che si cela dietro l’alibi dell’ignoranza. In questo caso, la miccia non può che provocare un grande botto.
Ed è così che cala il sipario sul lato osceno del mondo: sacche di ignoranza globale si diffondono e si moltiplicano come larve di mosche andando a stereotipare il modo di fare, di agire e di pensare.
Ecco che la mafia viene coperta dalla vergogna dell’omertà in chi, nei sobborghi siciliani, ancora crede che il Robin Hood “Don baciamo le mani” rubi al ricco per dare al povero.
Ecco venir fuori l’ignoranza sviscerata di colui che “porta rispetto” all’uomo d’onore, che venera il boss dei quartieri di Napoli, che si prostra a un “galantuomo”!
Ecco che la quattordicenne disgraziata, figlia di un quartiere popolare della periferia di Crotone, dovrà unirsi in matrimonio a quell’omuncolo di qualche anno più grande che l’ha resa oramai carne consumata.
Ecco che l’italiano del nord, autoconvintosi a suon di caz….. a definirsi padano, acclama dal fondo del palco un altro omuncolo (degno di quel di Crotone) che, delirante, strilla alla folla <<che l’Italia è degli italiani e che gli immigrati vanno cacciati a calci nel sedere>> (ndr: il termine usato è un altro, ma non lo ripeto a vantaggio di chi non è ignorante).
Ecco che la povera madre di famiglia con la seconda elementare, o con una laurea in lettere (è uguale), per scongiurare gli effetti del malocchio che la vicina di casa ha fatto al suo bel figliolo, va a versare tutto lo stipendio e di più nelle mani della maga senza scrupolo. Un corno, un liquido miracoloso e una foto da bruciare con tanto di litania valgono più di un titolo di studio.
L’ignoranza è spesso sinonimo d’insensibilità. E’ vero. Consiste nel non capire la sofferenza, il dolore, il disagio altrui. Io dico che l’ignoranza è soprattutto un’immensa tristezza.
LINA PASCA


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Sono rimasta affascinata dal tuo bellissimo articolo sull’ignoranza…secco, duro e crudo.
soprattutto vero…rabbrividisco.
è straordinario. complimenti.
Grazie mille Stella… grazie di cuore….