Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per settembre, 2009

CHI HA INVENTATO I TALEBANI?

Venerdì prossimo ricorrerà l’ottavo anniversario dai fatti tragici dell’11 settembre 2001.
Se n’è parlato e riparlato a iosa, si sono commemorate le vittime, analizzati i filmati fino all’avvilimento, ma un particolare è sfuggito a molti, a molti di coloro i quali pensano ad Osama Bin Laden come il mostro e a Bush come il martire. Non è così. Ed è questo ciò che tenterò di spiegare in questo pezzo.

In Afghanistan è stato portato a compimento lo stesso progetto ideato dapprima per l’Iraq di Saddam Hussein.
Il dittatore iracheno era stato “scelto” dal governo americano per annientare l’Iran di Khomeini che, nel grande mercato del petrolio e dell’energia (monopolizzato dall’occidente del mondo), cominciava a destabilizzare l’economia.
Parlo della 1° Guerra del Golfo (1980-1988). Approfittando del caos derivato dalla rivoluzione islamica condotta da Khomeini, Saddam tentò di rivendicare alcuni territori petroliferi iraniani. In quest’impresa fu ampiamente appoggiato dall’Occidente intenzionato a indebolire la potenza dell’Iran islamico. La preoccupazione dei grandi era che il fondamentalismo khomeinista potesse impadronirsi dei Paesi arabi e musulmani, ricchi di pozzi petroliferi e di riserve centenarie di greggio.

Unione Sovietica, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia fornirono a Saddam le armi più distruttive e potenti. Anche quando il dittatore commise le peggiori atrocità e massacri, il governo americano gli promise armi di distruzione di massa. Vincere la guerra contro l’Iran avrebbe permesso alle grandi potenze occidentali di lavarsi le mani (agli occhi del mondo) considerando il conflitto una questione interna.

Ma il rais iracheno non aveva capito che era stato solo usato e che poi sarebbe arrivato anche il suo turno! L’occasione arrivò quando invase il Kuwait, convinto del fatto che l’America sarebbe rimasta neutrale vista l’alleanza anti-iraniana Usa-Iraq. Ma Saddam si sbagliava. Gli interessi in gioco erano troppi. Schierandosi in difesa del Kuwait, gli Stati Uniti avrebbero finito per controllare anche l’Iraq stesso impadronendosi di altri pozzi di petrolio. Parliamo della Seconda Guerra del Golfo (1990-1991) che Saddam perse.
Il rais sarebbe stato catturato, processato da uno “speciale” tribunale iracheno e condannato all’impiccagione solo il 30 dicembre del 2006, per crimini contro l’umanità . L’osceno spettacolo (in barba a quella democrazia di cui gli Stati Uniti tanto si vantano) è andato in onda nelle “civili” tv di tutto il mondo.

E l’Afghanistan? E Bin Laden? I talebani? Quelli che secondo il mondo hanno fatto crollare le torri gemelle al Word Trade Center non sono altro che studenti coranici addestrati in Pakistan per sfrattare l’Unione Sovietica dall’Afghanistan, con il “patrocinio” del governo americano che li ha sovvenzionati ed istruiti alla guerriglia.

Agli Stati Uniti conveniva che i talebani sconfiggessero i sovietici invasori dell”Afghanistan, una terra in posizione strategica per il passaggio dalle repubbliche musulmane ex sovietiche (Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan ecc.) verso l’Oceano Indiano dei gasdotti e degli oleodotti. Come nel caso dell’Iran, gli interessi erano troppo alti e si chiamavano gas e petrolio.

Per questo gli Stati Uniti hanno finanziato e addestrato Al-Queda, hanno fornito ai mujaheddin afghani missili Stinger e armi per combattere l’Armata Rossa con il consenso della CIA e del Pakistan (fonte: Time Magazine 1991).
Molti non sanno che tra Bush padre e la famiglia Bin Laden c’erano rapporti di affari prima della guerra. Bush senior (portavoce delle multinazionali americane dell’energia) utilizzava anche l’aereo privato del fratello di Osama, Salem Bin Laden, per “trattare” negli ambienti arabi del petrolio (fonte: Gianni Minà – Politicamente Scorretto – ed. S&K).
Ma una volta diventati più forti del previsto la cosa non è andata più bene all’onnipotente America.

Serviva un pretesto per dichiarare guerra all’Afghanistan ora che Bush figlio stava perdendo il controllo dei pozzi nel paese asiatico. E quale migliore occasione se non l’attentato dell’11 settembre?

Non mi sembra poi così assurda l’idea che qualcuno si è fatta del coinvolgimento dello stesso Bush nell’attentato… Certo è che se non fosse accaduta l’immane tragedia non si sarebbe mica potuta invadere d’improvviso l’Afghanistan…?!
E certo che è proprio strano che il paese più potente del mondo lasci che nei propri cieli, non ad uno, ma addirittura a 3 aerei (del 4° non se ne sa nulla…) venga permesso di sorvolare negli spazi aerei dopo esser stato comunicato alla torre di controllo un dirottamento in corso…
Penso che anche un paese non così militarmente attrezzato come gli States avrebbe abbattuto gli aerei in volo, sacrificando la vita di passeggeri ed equipaggio, pur di non mettere a repentaglio quella di 3000 persone poi cadute.
E questo a maggior ragione dopo che il primo aereo colpì una delle torri. Invece la NORAD, la Difesa aerea americana è rimasta a guardare… Dice di essere stata contattata solo 20 minuti dopo la notizia del dirottamento. I Caccia sono stati fatti partire solo dopo 32 minuti dopo che si era perso il contatto col primo aereo (fonte web: http://www.luogocomune.net – 11 settembre – di Massimo Mazzucco)
Perché l’aviazione civile ha tardato ad avvisare la Difesa? E perché la Difesa ha tardato così tanto a far alzare i suoi Caccia? E solo dopo che era stata colpita già la prima torre?
Questo in America? Il paese più potente del mondo? Uno Stato che ha sotto controllo tutto il pianeta non riesce ad avere il controllo dei suoi cieli? E della sede del Pentagono dove è caduto il terzo aereo? Vi sembra una cosa plausibile? Credibile?

Certo, se anche ci fosse l’ acquiescenza dell’uomo più potente della terra (cosa che diventa ancora più credibile se vediamo le immagini delle torri sbriciolarsi come per effetto di un’implosione controllata, che per un aereo finitoci dentro…), ciò non assolverebbe il criminale attentato alle torri gemelle e al Pentagono. Ma potrebbe però servire a chi si è fatta un’idea democratica, libertaria e “generosa” degli Stati Uniti e dei suoi governanti. Essi sono semplicemente quelli che hanno “tenuto vivi” i peggiori criminali della politica moderna, questo in Asia come in America Latina e Africa, e quel che più è peggio con il coinvolgimento della civile Europa.

In questo modo i mostri creati, istruiti, usati per far danno agli altri stanno facendo del male a chi li ha creati, istruiti ed usati.  Cioè a noi, vittime ed arteifici del nostro stesso orrore infinito.

“Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

Oriana Fallaci

Lina Pasca

07/09/09

Annunci

MI PIACI QUANDO TACI

Voglio dar vita a questa nuova rubrica semplicemente perché adoro la poesia e credo nell’utilità della stessa.
La poesia, meravigliosa arte di usare le parole e di farle nostre insieme al suono che esse stesse imprimono al periodo.
La poesia riesce a trasmettere, forse come solo la musica sa fare, emozioni e stati d’animo.
Nulla ci tocca più nel profondo e riesce a scuotere anche ciò che in noi è irrazionale, la nostra sfera emotiva, il nostro io.
Porterò alla vostra conoscenza le poesie più significative che le anime più belle hanno creato.
Dando forma alle parole e ai sentimenti, esse hanno trovato inconsapevolmente il modo per farci viaggiare dentro noi stessi attraverso l’introspezione dell’io.
Grazie alla poesia ognuno di noi, anima e materia, può abbandonarsi alla bellezza dell’arte, all’ascolto del cuore e godere della soavità delle parole.
 
 

Mi Piaci Quando Taci

Mi piaci quando taci.

Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti sian volati via e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima emergi dalle cose, piene dell’anima mia. Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima, e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante. E stai come lamentandoti, farfalla turbante. E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge: lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e costellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Allora una parola, un sorriso bastano.

E son felice, felice che non sia così.

Pablo Neruda

 

…Perchè l’amore esiste… nella lontananza, nell’assenza, nel silenzio… e lì sopravvive, nell’affanno dell’essere.

Non c’è amore più grande di quello che parla da solo, fa rumore, confusione, trambusto…  mentre attorno a te c’è la quiete.

Il rumore dell’amore vince la solitudine e la distanza, è luce nel buio, è sorriso nel pianto, è gioia nel dolore.

E’ ciò che esiste nell’occulto, nella sola solarità del cuore.

Amore che piange, sbraita, grida… urla all’idea dell’eterno silenzio.

A te, amore silenzioso.

Lina Pasca

24/08/09

 

CREDO IN TE, AMICO

Credo in te, amico

Credo nel tuo sorriso,
finestra aperta nel tuo essere.
Credo nel tuo sguardo,
specchio della tua onestà.
Credo nella tua mano,
sempre tesa per dare.
Credo nel tuo abbraccio,
accoglienza sincera del tuo cuore.
Credo nella tua parola,
espressione di quel che ami e speri.
Credo in te, amico,
così, semplicemente,
nell’eloquenza del silenzio.

Elena Oshiro

Dovrei ora commentare questa poesia. Ma credo che non ce ne sia bisogno.

E’ tutto chiaro. Tutto scritto nelle semplici ma significative ed esaustive parole dell’autrice.

Credo che l’amicizia sia amore, forse la forma d’amore più bella.

Credo che ognuno di noi si senta più al sicuro sapendo di poter contare su un amico.

L’amico è colui che ci dà, ma che non ci chiede nulla in cambio.

E’ colui di cui sentiamo il bisogno, a volte più dell’amato stesso.

E’ colui che ci dona sempre la sua spalla dove poter piangere.

E’ colui che ci dice che stiamo sbagliando quando stiamo sbagliando e che sorride per i nostri successi.

E’ colui che ci protegge e che ci mette in guardia se c’è un pericolo.

E’ colui che sta in silenzio e ci ascolta quando abbiamo bisogno di essere ascoltati.

Perché, se è vero che chi trova un amico trova un tesoro, credo di essere la donna più ricca del mondo.

Lina Pasca

01/06/09

CENSURIAMO LA CENSURA. CAMORRA ED EROI

 

Ieri sera sono rimasta estasiata, io che non guardo quasi mai la tv, nel seguire lo speciale di Fazio “Che Tempo Che Fa”, ospite Roberto Saviano. Davanti al video era come ipnotizzata, un automa. Completamente presa, immersa, rapita dalle parole di un grande, “parole non parole” perché trovano sostanza nei fatti. I fatti raccontati in Gomorra, best seller da 2 milioni di copie.
Mi ha sorpreso che Saviano innanzitutto parlasse non della camorra fine a se stessa, ma del ruolo che i media hanno nello sminuire la pericolosità di tale fenomeno. Ciò nel momento in cui, anzichè raccontarne gli eventi, ne vanno ad esaltare  “sfumature” totalmente prive di rilevanza sociale e giudiziaria.

Ancor più grave è la responsabilità che “alcuna” carta stampata ha nel permettere che si possa dimenticare o che si possa ricordare attraverso la diffamazione gente che a causa della mafia ha perso la vita.

Certo, questo non è il processo alla stampa. Per fortuna, c’è stampa e stampa. Ma i titoli che apparivano sui monitor in trasmissione possono indurre ad affermare che la stampa che è in mano alle mafie esiste. Così come esistono politici pilotati dalla camorra nelle  amministrazioni, burattini nelle mani dei boss (e da essi sostenuti durante le campagne elettorali…), così come esistono settori dell’economia e della finanza “inquinati” dagli infiltrati, uomini il cui compito è quello di fare gli interessi del boss e quindi dell’intera organizzazione criminale (la cosiddetta “camorra imprenditrice”).
Sono esistiti, è noto, eroi che hanno perso la libertà o addirittura la vita per combattere contro quella che è la vera mmunnezza del meridione (e non parlo di rifiuti…). I vari Falcone, Borsellino, don Diana, poliziotti e carabinieri il cui ricordo non ha mai smesso di vivere nel cuore di chi li ha amati, gente a cui sono state intitolate piazze e strade, ma che poi è stata diffamata. In che modo? Perché? Perché se un quotidiano anzichè render noto i fatti e i nomi di coloro i quali si sono macchiati di reati connessi a pizzo ed estorsione, droga, omicidi e stragi, andandoli a “condannare” pubblicamente, scrive sulla prima pagina che due boss sono considerati degli “sciupafemmine” perchè desiderati da donne avide di potere e di denaro, in quello stesso istante Falcone, Borsellino, don Peppe e gli agenti muoiono per la seconda volta! Come si fa a dare risalto alle doti amatorie di due assassini mentre chi ha contrastato questa gente ha perso la vita, è stata da loro massacrata? Come può far questo un quotidiano, che ha il dovere etico e morale di dare attraverso l’informazione il giusto riguardo e rispetto per chi ha combattutto contro ciò che danneggia lo Stato, quello stesso Stato in cui tutti noi italiani viviamo, inclusi i suoi direttori?! Che vergogna!
Che senso ha allora intitolare una piazza o un monumento ad un magistrato sacrificatosi per questo Paese, dar vita a celebrazioni in memoria di un prete trucidato, mettere sotto scorta altri giudici, imprenditori onesti o giornalisti, togliere il padre a bambini innocenti, se poi c’è chi si prende la briga di scrivere nella prima pagina di un quotidiano, e ripeto, un quotidiano, non sul diario segreto di una quindicenne, che il tale boss è un latin lover?!
E ancora più grave è che a questi soggetti si permette di fare il loro mestiere (servendosi di un mezzo pubblico) per fare politica, la loro politica, la politica della camorra, mentre chi va in tv a denunciare questo schifo che è la mafia viene “bacchettato” dal magistrato di turno, perchè colpevole di eccessivo presenzialismo??!!

Il PM Antonio Ingroia, proprio oggi e riferendosi alla trasmissione di Fazio, consiglia a Saviano di “…rilanciare la sua immagine avendo intelligenza e consapevolezza tali da non farsi consumare dal sistema mediatico”. Lo esorta a “…non diventare personaggio mediatico e prigioniero dell’icona che viene diffusa e a non approfittarsi del personaggio che si è costruito…” (fonte Ilgiornale.it del 26/03/09).

Il magistrato Ingroia non commenta le prime pagine dei quotidiani di Terra di Lavoro (?), non bacchetta i suoi direttori, bacchetta Saviano!!!
Perchè è andato in tv a dire che la stampa si è dimenticata di Salvatore Nuvoletta, carabiniere di 20 anni ucciso dalla camorra perchè ritenuto colpevole dell’uccisione del nipote di un boss e purtroppo con un cognome suo malgrado disonorevole…
Perchè ha osato ricordare che la stampa locale aveva definito addolorati i camorristi per la vicenda del piccolo Tommy (che gran cuore…!).
Perchè ha ricordato Annalisa Durante, la cui adolescenza è stata atrocemente spezzata in uno dei vicoli degradati di Forcella.
Perchè ha urlato la sua rabbia contro chi ha scritto che don Diana andava a letto con le donne…!!! O che era un camorrista!!!
No, non ci può essere vergogna più grande!
Il PM esorta Saviano a darsi una ridimensionata, non esorta la gente a “diventare” Saviano, a farsene esempio, bandiera. No. Non lo fa. Lo accusa di protagonismo!
E come possiamo aspettarci che i Casalesi non si nascondano dietro la frase “…l’ha voluto lui…”, riferendosi alle minacce, o “…poteva farsi i fatti suoi…” se un magistrato, uomo di legge, uomo colto, uomo dello Stato, ribadisce che il Saviano è troppo presente?! Troppo presente…
Cosa ci possiamo mai aspettare dai Casalesi, nati, cresciuti, permeati in quella mmunnezza, in essa permeati, se un uomo che dovrebbe fare della legalità, del rispetto della legge e della lotta all’omertà la ragione della sua vita, rimprovera Saviano?!
Se fossimo tutti dei Roberto Saviano, se fossimo tutti dei don Diana, se scorresse nelle nostre vene anche una minima parte del loro sangue forse si, forse sì che si potrebbe cambiare il mondo…. Che sogno, che utopia, una chimera…
Stamattina, invece, i ragazzi intervistati a Casal di Principe, quelli per intenderci che hanno detto che Saviano poteva farsi i fatti suoi e che “…non è vero che nel loro paese esiste la camorra…”, che si sta bene, (che oasi felice…!), sapranno che un uomo di legge (quindi uno che ne sa più di loro…) ha bacchettato lo scrittore. Con parole diverse, (perchè il bagaglio culturale del magistrato non è limitato come il loro… e quindi con padronanza del lessico italiano…) Ingroia ha detto ciò che volevano dire loro! Cioè che un uomo del genere ha soltanto contribuito a danneggiare il loro paese, l’ha mercificato e diffamato (ah, ecco che ritorna la famosa diffamazione di cui parla Saviano….).
Per fortuna esistono anche altri giovani. Quelli che hanno sfilato nei cortei a Casale e a Napoli, quelli che fanno parte dell’associazione Libera, quelli che scrivono su Narcomafie, che si espongono, che sognano, quelli che guardano al futuro, quelli che studiano Legge, magari per bacchettare un giorno i cattivi dell’Inferno dantesco (i direttori dei quotidiani incriminati, per intenderci…) e non gli eroi del Paradiso…
Mi piacerebbe che oggi uno dei tanti giornali nazionali dedicasse una pagina al testo scritto da don Diana nel lontano ‘91, il cui titolo non è “Per amore della mia donna non tacerò”, ma è “Per amore del mio popolo non tacerò”, dove l’amore verso un popolo intero è sicuramente più grande, immenso direi, rispetto a quello che si può provare per una donna.
E’ una sorta di amore incondizionato, senza limiti, senza pretese. Lo stesso amore universale che ha avuto Gesù Cristo quando è morto su una croce sacrificandosi per noi. E Gesù Cristo è stato, ricordiamolo, il più “grande diffamato” nella storia dell’umanità…
L’amore per una donna (facciamolo presente a qualche “smemorato” direttore) ti dà anche, l’amore verso un popolo ti toglie, e al popolo non chiede nulla.
Ma trovare oggi una pagina del genere su un quotidiano non sarà possibile. Non è di moda. Non fa tendenza, anzi non è trendy, direi con terminologia adolescenziale. E poi cosa vuoi che importi a quelli che vivono a Desenzano del Garda o a Trieste ciò che succede nel mio sud, il mio amato sud?!
E’ vero, ma ciò però non impedisce a noi di farlo…
Alcuni passi del discorso:

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
(…)

Vi sembrano parole scritte da un camorrista?
Con questo documento don Diana ha firmato la sua sentenza di condanna.
E’ stato assassinato il 19 marzo 1994. Era nella sacrestia della Chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe mentre si accingeva ad officiare la Messa. I quattro colpi sparati dai due killer non gli hanno dato scampo. E’ morto all’istante.
Wikipedia, nella sua biografia, lo definisce “vittima innocente della camorra”.
Un giornale l’ha definito “camorrista”.
Quando ha fatto ciò l’ha ucciso un’altra volta.
Ma tra poco è Pasqua. Chi è cristiano sa che la Pasqua è la rinascita, è la rivincita della morte sulla vita.
Sia Pasqua ogni giorno nei nostri cuori. In esso siano presenti sempre e per sempre Falcone, Borsellino, don Diana, carabinieri e poliziotti massacrati per servire lo Stato. Se sarà così nessuno potrà permettersi di “bacchettarci” se parliamo….
Questi eroi parleranno per noi…
Oggi Roberto Saviano parla per noi…
Con il loro sangue, con il loro ricordo, con le loro gesta sarà ogni giorno una nuova Pasqua…

Lina Pasca

26/03/09

IL MIO SUD

Tra un paio di mesi saranno giusto due lustri che il freddo Piemonte mi ha adottata. Da quando, per amore, lasciai la mia terra natia, in quel di Aversa, e qui mi trasferii. Ora, infatti, vivo ad Ivrea, verde cittadina immersa nel Canavese, in provincia di Torino. La città che ha dato i natali, nel lontano 1868, a Camillo Olivetti. Una città, quindi, che ha visto un ampio sviluppo tecnologico e toccato l’apice della produttività negli anni ‘70, per vivere poi quella che da locale sarebbe diventata una crisi economica nazionale, e oggi, addirittura mondiale. Al di là del punto di vista economico-politico che ormai accomuna l’Italia tutta (da nord a sud), è nella vita quotidiana e nei suoi molteplici aspetti che la differenza tra settentrione e meridione è abissale. Quello che più “spaventa” è che col passare del tempo ti abitui così tanto a questo modo di essere che a certe differenze neanche più ci fai caso. Questo almeno fino a quando poi non fai un saltino dalle tue parti (magari per le feste…) e ti ritrovi, tutto ad un tratto, catapultato in un altra realtà, realtà che fino a pochi anni prima è stata la tua realtà. Da dove comincio??!! Potrei iniziare a parlarvi delle strade…
Quando ho visto per la prima volta Ivrea quello che più mi ha colpita delle strade cittadine è stata la segnaletica! Sì, la segnaletica. Avete presente i disegni contenuti nei manuali delle scuole guida, quelli per intenderci, dove le strisce pedonali sono tutte perfettamente rettangolari e di un bianco candido come appena stese? O il disegno della cosiddetta “isola di traffico” su cui son piantati fiori multicolori e dove il segnale dell’obbligo di svolta a destra è perfettamente piazzato in corrispondenza del lampeggiante serale (mai non funzionante, né tantomeno colpito da qualche proiettile vagante…)?? O il semaforo dove (udite, udite….) tutti si fermano al rosso, mentre chi ha il verde passa (!!!!), a meno che non si fermi anch’egli alla vista di un pedone che deve attraversare da una pista ciclabile ad un’altra??? Ecco, se siete dei neo patentati o avete un’ottima memoria, sappiate che quelle strade che avete osservato sui manuali della scuola guida sono le strade del nord! Spazzatura? Caliamo un velo pietoso… Le strade sono talmente curate che addirittura settimanalmente, oltre ad essere pulite, vengono lavate!!! Giuro! Ogni lunedi bisogna lasciarle sgombre perchè passa un camioncino che, grazie a delle spazzole laterali, lava (con vera acqua…) le strade agli angoli del marciapiede. Inoltre, gli addetti ai lavori svuotano quotidianamente i cestini (piazzati in ogni angolo) nei quali delle persone normali (non eccezionali!) gettano fazzolettini, lattine o involucri dei gelati, proprio lì, non in terra! E dove ti senti morire quando vedi che una persona dopo aver bevuto la sua Fanta la lascia abbandonata per strada e sentendola parlare ti accorgi che il suo accento è il tuo accento. E’ così. E’ triste, ma è proprio così. E’ una questione di senso civico. So che magari questo scatenerà le ire di chi si sente preso di mira con la solita storia che i nordici sono più civili… Ma credetemi, di gente ne ho vista e ne conosco tanta e ho capito che chi è radicato in una certa mentalità e non ne ha mai sofferto (ma in essa si è plasmato) difficilmente (se non mai) riuscirà a liberarsene. Sarà perchè magari quando vivi con metri di spazzatura sotto la finestra di casa ti sembra anche inutile buttare la lattina nel cestino. Entri a far parte di un circolo vizioso dove la “non speranza” ormai la fa da padrone. Questo è vero. E sacrosanto. In un posto, come quello in cui vivo io, dove devi differenziare di tutto e dove l’omino del comune viene anche a mettere il naso (nel vero senso
del termine) nel bidone arancione dell’indifferenziata per vedere se sei stato “bravo” e nel caso contrario fa anche la multa all’intero condominio, la voglia di tenere la città pulita ti deve venire per forza. Ma è con la speranza che dobbiamo andare avanti. Dobbiamo crederci noi gente del sud. We can, we can, we can… Con scelte politiche oculate, con ottimismo e voglia di cambiare possiamo farcela. Come diceva il grande De Filippo “addà passà a nuttata”! E facciamola passare questa nottata! Ma facciamo in modo, giovani e meno giovani, che l’alba possa dar vita ad un giorno caldo e luminoso in cui le idee di innovazione di gente motivata, e perché no, anche un pò sognatrice, possa dar vita a nuovi spunti, nuove idee, progetti di riscossa. Certo è che qui son belle le strade, le segnaletiche, i semafori… ma quello che è sicuro (e su cui posso tagliarmi la testa!) è che l’animo del meridionale non lo ritrovi in nessun nordico. Mi hanno adottato i “piemunteeisi”, mi vogliono bene come io ne voglio a loro, è brava gente. Mi hanno aiutato a superare i brutti momenti che ho vissuto, ad esorcizzare la solitudine, la tristezza e la malinconia di chi ha lasciato le proprie radici, un dolore sordo che solo chi è emigrato conosce. Ma al di là di ogni concetto e preconcetto, vi assicuro che gente col “cuore” dei campani non esiste da nessun’altra parte d’Italia. Sarà un luogo comune, lo so… ma credetemi è anche una realtà. Il calore, quello vero, è solo nostro. Quello della vicina di casa che ti porta qualcosa da mangiare se sei a letto ammalato, quello delle mamme del sud che la domenica preparano faraonici pranzi anche per 15 persone (e che durano ore…) pur di avere tutta la famiglia unita. Quello delle feste, Natale, Pasqua, quando per strada senti diffondersi nell’aria il profumo dei carciofi arrostiti, di pastiere e casatielli … Quello delle nostre risate e dell’umorismo per niente english di chi ha avuto come “padri” Totò e Peppino… Quello di chi per vivere deve imparare “l’arte dell’arrangiarsi” e che mette su una pantomima solo per venderti qualcosa nelle tipiche stradine dei quartieri. Tutto questo (e di più) siamo noi. Spazzatura, camorra (o gomorra, scegliete voi…), strade dissestate, degrado sociale e/o culturale, mancanza di strutture e disorganizzazione… malgrado tutto questo sono e sarò sempre fiera di avere nelle vene il sangue caldo del sud.
Il mio sud.

Lina Pasca   07/02/09

SI, VIAGGIARE…. MA NON CON TRENITALIA

Il giornalista è per mestiere quello che racconta i fatti, o avventure e disavventure di qualcun’altro.

Oggi racconto la mia disavventura.  E lo faccio per denunciare il degrado e la disorganizzazione delle ferrovie italiane e di conseguenza  lo stato di abbandono in cui io, da utente, non da giornalista, mi sono ritrovata.

Ho avuto la sfortunata idea di utilizzare il treno, io che viaggio spesso in aereo, per raggiungere  Aversa, mia città natia , da Torino, provincia di adozione.

Ho prenotato tre posti per me e le mie due gemelline di 7 anni sull’Intercity Torino – Salerno di mercoledì 29 luglio.

Ora di partenza  11:05. Ora di (ipotetico) arrivo 20:15.

Un bel po’ di ore, ho pensato. Ma tutto sommato, le bimbe oramai son grandicelle, con un po’ di musica in cuffia e qualche giochino alla Play Station,  magari riuscirò a farle passare il tempo. E soprattutto le convincerò del fatto che un viaggio così lungo sia il prezzo giusto da sostenere pur di rivedere i nonni (che tanto mancano loro, destino comune agli emigranti) una, due volte l’anno.

Il treno parte con regolarità. Tutto nella norma, ho pensato. Ma, a parte l’orario di partenza da Torino, ho cominciato ad avere qualche dubbio sulla sostenibilità del viaggio quando mi sono accorta che l’aria condizionata funzionava a tratti, 15 minuti no, 5 minuti sì, e quando funzionava era talmente irrilevante la sua potenza che per rinfrescarti dovevi piazzare la faccia praticamente sulla griglia e sperare che non decidessi di venir meno proprio quando il viso cominciava a ritemprarsi.

Sono passati tre controllori in questo frangente. Due gentili signorine e uno del sesso forte.  A tutti e tre ho chiesto se potesse aumentare la potenza dell’aria condizionata. Tutti e tre hanno cortesemente risposto che l’avrebbero fatto direttamente dalla cabina principale. Nessuno dei tre l’ha fatto. Tutti e tre mi hanno chiesto di visionare il biglietto. Ovviamente pagato:  112 € per me e due bambine , solo andata (circa 220 mila delle vecchie lire).

Cominciavamo a scioglierci come ghiaccio al sole, ma il peggio doveva ancora arrivare. E non ha tardato ad arrivare. Siamo arrivati alla stazione di Grosseto. Diciamo che da lì non siamo più ripartiti se non dopo un’interminabile ora e mezza.

Dieci minuti, venti, trenta.  Aria condizionata spenta, fermi lì, sotto un sole cocente, un sole che attraversava gli spessi teloni ai finestrini e noi lì che cominciavamo a chiederci di che morte dovevamo morire.

Ad un certo punto una vocina dal microfono ci informa che, a causa di problemi tecnici, il treno sarebbe ripartito dopo un’ora e mezza. La gente sbigottita ha cominciato ad agitarsi e soprattutto a cercare qualcuno a cui chiedere spiegazioni . Ma nulla. Nessun ferroviere all’orizzonte.

Dopo una manciata di minuti ancora la vocina. Avvertiva che, “a causa di un surriscaldamento del vagone n. 6” (io ero nel 7), “era necessario il distaccamento del vagone del treno”.  In sostanza – ha proseguito l’anonima vocina  – tutti i viaggiatori del vagone n. 6 dovevano abbandonare la carrozza armi e bagagli e scendere in stazione.

Mormorio, disagio, sconforto. Gli sfortunati  hanno preso tutto quello che avevano e sono scesi.  Nello stesso tempo , la stessa vocina invitava tutti i passeggeri  del treno a rimanere ai propri posti e (forse per non affollare la piccola stazione di Grosseto) a non scendere dal treno! Ricordo che fuori la temperatura sotto il sole si aggirava attorno ai 35 gradi, ma l’umidità rendeva la percezione fino ed oltre a 40 gradi.

Noi  “reduci” eravamo lì, nei nostri vagoni infuocati, il sole che trapassava le tendine e i nostri corpi e tutto questo senza aria condizionata. Se avesse funzionato anche regolarmente, il treno aveva comunque i motori spenti , e con i motori spenti niente aria.

Le mie bambine, già magroline di natura, cominciavano letteralmente a sciogliersi. Vedevo le gocce di sudore scendere dalle loro tempie e mi chiedevano perché non potevano scendere.  Avevano caldo e sete. Già, l’acqua!

Con tali temperature è ovvio che i 2 litri d’acqua che avevo portato con me presto erano andati ad esaurirsi. La comprerò sul treno, avevo pensato. Mi sbagliavo.

Il carrellino porta vivande che passava ogni paio di ore e che nei caldi ultimi giorni di luglio dovrebbe contenere (eh si, dovrebbe)  l’acqua più di ogni altra cosa, non l’aveva. Era terminata .

Noi lì ad arrostirci come polli allo spiedo, senz’acqua. Il venditore ci diceva di avere solo coca-cola ed aranciata (tutt’altro che dissetante!), ma comunque con quelle temperature erano le uniche bevande che ci permettevano di rinfrescarci. Costo di ogni lattina € 2.60. Le mie bimbe chiedevano acqua in continuazione e io per “dissetarle” davo loro aranciata e coca-cola , bibite che più di ogni altra contribuiscono a far venir sete. Ho chiesto all’addetto quando avrebbe provveduto a rifornirsi d’acqua. Mi ha risposto che sarebbe successo a Roma. Non è accaduto. Dell’acqua nemmeno l’ombra.

Aspettate lettori… ancora la vocina! Questa volta ci diceva che a causa di… anzi no, stavolta il motivo non ci è stato comunicato, il treno avrebbe finto la sua corsa a Roma, anzichè a Salerno! A Roma?!? Come a Roma? Ho prenotato tre posti su un Intercity per farmi trasportare a Napoli, e voi mi lasciate a Roma?

Sgomento….  “bagagli pesanti e due bambine al seguito arrivo a Roma e poi dovrò cercarmi un altro treno”, ho  pensato angosciata…

Passa ancora il tempo e…  di nuovo la vocina! Questa volta per comunicare che, “contrariamente a quanto già annunciato, il treno non avrebbe fermato la sua corsa a Roma, ma avrebbe proseguito per Napoli…”.

Bella notizia, ho pensato. Finalmente qualcosa di buono in questa giornata da dimenticare. Stranamente però i viaggiatori diretti a Roma sono stati dirottati su un altro treno, un regionale. Non mi chiedete perché. Non lo so!

Nel frattempo, io, le bambine e gli altri sventurati passeggeri speravamo di ripartire. Ma dovevamo attendere la “manovra” . La parte della testa del treno doveva staccarsi dal vagone n. 6 questo doveva essere staccato dalla coda del treno, doveva essere portato su altri binari, e la parte della testa, doveva ritornare indietro e ricongiungersi alla sua metà. Tutto questo, Signori, sempre senza aria condizionata, sempre col sole che fuori spaccava le pietre , e nel vagone i nostri cervelli mentre continuavamo a sperimentare la tragica esperienza della sauna ferroviaria.

Singolare il fatto che dei controllori non ho visto più nemmeno l’ombra. Le gentili donzelle e il prode cavaliere non sono più passati a controllare se eravamo forniti dei biglietti. Si saranno liquefatti anche loro sotto il sole… che coincidenza!

Manovra fatta … si riparte! Dopo 190 interminabili minuti, il treno ha ricominciato la sua corsa. Alle 18 dovevamo trovarci a Roma. Alle 17:40 siamo invece solo ripartiti da Grosseto.

Nel frattempo, causa coca-cola ed aranciata, a mia figlia è sopraggiunto un bisogno fisiologico. “Mamma, devo far pipì”, ha pronunciato. Mai una frase così naturale ha destato in me tanta preoccupazione, visto che prima mi ero servita io stessa della ”pulitissima” toilette del treno.

Arrivate in bagno, la prima sensazione che mi è venuta (chiedo scusa al lettore) è stata quella del vomito!

La puzza, Signori miei, era insopportabile. In bagno solo sporcizia, escrementi, oggetti luridi e fatiscenti , senza carta, senza sapone, senz’acqua. E’ stata l’unica volta in cui avrei preferito che mia figlia se la facesse addosso. Ho dovuto far venir fuori tutte le mie doti da “ginnasta” per prendere in braccio mia figlia e con l’abilità che solo una madre preoccupata  per la salute della propria creatura può avere, sono riuscita a farle liberare il pancino senza che potesse venire in contatto con quell’orrore. La mia bimba nel frattempo si otturava il nasino con la mano per non sentire l’odore. E con l’intelligenza unita all’ingenuità che solo un bambino può avere mi ha chiesto perché il bagno era così sporco se la mamma aveva pagato il biglietto. “Mamma, a casa non si paga niente per andare al bagno” – mi ha detto – “ma a casa è pulito. Perché hai pagato?” Le ho risposto che me lo stavo chiedendo anch’io.

Siamo tornati al vagone . Di nuovo la vocina.  Di nuovo lo sconforto: “Annunciamo che il treno non si fermerà più ad Aversa come previsto e che i signori viaggiatori lì diretti dovranno scendere a Villa Literno dove troveranno un treno di coincidenza che li porterà ad Aversa”.

Cosa?!? Io, da sola, priva di forti braccia maschili, con due bambine, e tre pesanti valige, devo scendere alla stazione di Villa Literno e risalire su un altro treno, quando invece ad Aversa avrei trovato i miei familiari ad aiutarmi? No, non potevo crederci. Non ce la facevo più. Mi sentivo di svenire. Caldo, stanchezza e sgomento… e due bimbe che cominciavano ormai distrutte a piagnucolare… stavo per crollare.

Con la solidarietà tipica della nostra gente, ho trovato fortunatamente persone che si sono offerte di aiutarmi. E così alle 22 siamo arrivati a Villa Literno.  Io, bambine e valigie giù. Del treno promesso neanche l’ombra.

Un viaggiatore, il cui volto già disegnava la rabbia del momento, ha chiesto al capotreno (resuscitato): “Dov’è il treno?”. La risposta? È stata: “Non lo so!”. Come non lo sa? Ha chiesto il tipo. E a che ora arriva, almeno? La risposta è stata: “Non lo so!” Eravamo sul binario 2. Gli ho chiesto se almeno sapesse su quale binario doveva arrivare quello per Aversa. La risposta è stata la seguente:  “I binari sono 3, uno vale l’altro!” Cosa??? Uno vale l’altro? Con tre bagagli che pesano più di me e le mie figlie messe insieme mi sposto a fatica magari al binario 1 per poi sentirmi dire che il treno arriva al binario 3!! Ma che risposta è? Mi sono chiesta, e l’ho espressamente detto al signore in questione, com’è possibile che in Italia ci sono tante persone intelligenti senza un lavoro e poi si offre un posto di lavoro ad un emerito imbecille?

Qualcuno forse starà pensando che avrò perso la calma pronunciando tali parole e che anche negli scontri va sempre utilizzato il senso civico così come l’educazione.

Ma, cari lettori, si tratta solo ed esclusivamente di buon senso. Come si fa a dare una risposta del genere?  Questi sono i controllori e i capotreni delle nostre ferrovie? Che vergogna… che disastro! Che meravigliose risorse umane nelle nostre ferrovie!

Credete che sia finita? No, Signori!

A Villa Literno nessuno sapeva di questo treno che ci avrebbe riportato ad Aversa! La mia angoscia cresceva. Sentivo il pianto disperato delle mie bimbe ormai distrutte- Ho creduto di impazzire. Finalmente un’altra vocina ci comunicava che un treno diretto ad Aversa si sarebbe eccezionalmente fermato a Villa Literrno. Dio gratias.

Ho fatto mio il pensiero di tutti.

Quanto alla pulizia, credo che neanche delle baraccopoli degli immigrati la situazione igienico-sanitaria sia uguale a quella dei nostri treni. Mancavano solo le zecche e avremmo completato l’opera.

Il ritardo che in alcuni casi può essere giustificato in questo non ha spiegazioni né giustificazioni.

Le ferrovie italiane sono uno schifo.

Ferrovie dello Stato o Trenitalia non è cambiato nulla.

Proprietà dello Stato o compartecipazione privata, è tutto uguale, tutto semplicemente uno schifo.

Se qualcuno dall’alto rende tutto questo possibile lo fa con la speranza e perché vuole dirottare gli italiani sull’alta velocità, sta sbagliando di grosso.

I prezzi della Tav non sono assolutamente competitivi e se spostarmi da Milano a Napoli in Freccia Rossa vuol dire spendere la stessa cifra di un volo da Malpensa su Capodichino, le nostre ferrovie resteranno sempre chiuse nel loro insulso sistema. Sono destinati a morire.

I nostri politici fanno le loro campagne elettorali sui treni per dimostrare di essere vicini alla gente.

Li vorrei vedere, Berlusconi e Franceschini, sul treno che ho preso io!

I nostri governi, centro, destra, sinistra, sopra, sotto, pensassero a liquidare i dirigenti di Trenitalia senza buone uscite da capogiro visto il degrado, la sporcizia e, ripeto, “lo schifo” che ho visto io mercoledì 29 Luglio.

Invito i signori dirigenti delle Ferrovie Italiane a rispondere al mio articolo con qualcosa di più interessante dei loro stipendi.

Dovrebbero soltanto vergognarsi di come gestiscono un ente simbolo del trasporto in Italia.

Una banda di buffoni! Siamo ridicolizzati in Europa e nel Mondo per svariati motivi, ma dare su un piatto d’argento ai nostri fratelli stranieri l’opportunità di criticarci e di distruggere anche il turismo, settore che vista la bellezza delle nostre coste, dovrebbe essere al top.

Si è da poco concluso il G8 a L’Aquila. Chissà cosa avrebbero pensato Obama e gli altri grandi nel viaggiare in quello scempio in cui ho viaggiato io.

Ah, già… Loro sono il top!

Io sono solo una normale, ordinaria, e stanca viaggiatrice italiana.

Lina Pasca

03/08/09

DON PEPPINO, PATRIMONIO DA CUSTODIRE

 

Son passati poco più di quattro mesi dal mio articolo “Censuriamo la censura. Camorra  ed eroi” e già mi tocca ritornare sull’argomento per far sì che si ristabilisca di nuovo “l’ordine” sulla figura di un vero eroe italiano, don Peppino Diana, sacerdote massacrato nella sua parrocchia di Casal di Principe il 19 marzo 1994 dal clan dei casalesi.

Questa volta a infangarne la memoria non è stato un giornale locale, né un camorrista qualunque, come già avvenuto in passato, ma uno che i camorristi li difende, l’onorevole Gaetano Pecorella.

Avvocato penalista, nonché Parlamentare del PDL , Pecorella aveva difeso nelle aule di tribunale Nunzio De Falco, il mandante dell’omicidio del prete anticamorra. Secondo il parlamentare, la morte del sacerdote non si può considerare come un segnale chiaro ed inequivocabile profuso dalla camorra, perché il movente di quel barbaro assassinio non è stato ancora definito e bisogna ancora accertare se si tratti di un regolamento di conti o di uno sgarro.

Secondo la tesi di Pecorella, tra i moventi indicati, agli atti del processo, ce ne sono tra i più diversi. Qualcuno ha parlato di una vendetta per gelosia perché gli “piacevano le donne”, qualcun’altro perché conservava le armi dei clan.

Gaetano Pecorella Gaetano Pecorella 

Quindi secondo il parlamentare “…Nessuno ha mai detto perché è avvenuto questo omicidio, visto che non c’erano precedenti per ricostruire i fatti. Nel processo non è emerso nulla di più. E se tra i diversi moventi c’è anche quello che don Diana facesse attività anti-camorra, per la verità nel processo non è venuto fuori molto chiaro neanche questo come movente. E’ inutile che costruiamo delle fantasie sulle ipotesi. Quella dell’impegno anticamorra è tra le ipotesi. Ora se è un martire bisogna capirlo dal movente che non è stato chiarito….”

Il politico si sbaglia di grosso. Se è vero che nel processo di primo grado egli è stato il difensore di un camorrista spietato e mandante dell’omicidio (e sappiamo che ogni legale è tenuto a difendere il proprio assistito anche quando questi viene colto con le mani nella marmellata), è anche vero che il processo è finito da un po’, e la tesi di Pecorella è stata letteralmente spazzata via da una sentenza della Cassazione.  Essa ha confermato la condanna all’ergastolo per due esecutori materiali e a 14 anni di carcere, perché pentito, per il terzo esecutore materiale. Quella sentenza giunta nel marzo 2004 ha stabilito che il sacerdote è stato assassinato per il suo impegno anticamorra.  Sarebbe ora che l’avvocato Pecorella posasse nell’armadio la sua toga visto che il processo è finito da un po’. Non c’è bisogno di difendere De Falco a vita. Per fortuna, uomini di giustizia, della vera giustizia, il camorrista assassino di un martire l’hanno sbattuto in galera dove spero finirà i suoi giorni.

Sembra singolare il fatto che l’onorevole Pecorella sia oggi presidente della Commissione di Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti. Cioè di un mondo dove la camorra l’ha fatta, e si suppone la faccia ancora, da padrona. Perché credete che le strade delle nostre città siano state (e in alcuni casi ancora sono) inondate dalla “monnezza”? Perché dove c’è smaltimento c’è denaro, dove ci sono gli affari c’è la camorra. Certo è che se un onorevole del nostro Parlamento dirige una commissione che dovrebbe indagare sui rapporti rifiuti-criminalità e poi difende un camorrista, e se dopo sentenze passate in giudicato e pronunciamenti della magistratura i camorristi li difende ancora, siamo belli che rovinati!

Forse però c’è qualcosa che vale ancora di più delle sentenze giudiziali, e sono le sentenze dell’opinione pubblica.  Sono state circa 150 mila le persone che sono scese in piazza dal 19 al 21 marzo, tra Casal di Principe e Napoli, nell’annuale appuntamento di Libera per ricordare le vittime di mafia.

A questo punto si potrebbe proporre una nuova mobilitazione. Scendere magari tutti in piazza per gridare nuovamente basta alle squallide insinuazioni su don Diana. Basta con le diffamazioni usate per delegittimare chi lotta e muore contro la mafia, com’è avvenuto con don Puglisi o Falcone. Basta con queste insinuazioni che servono a delegittimare la figura morale di coloro che servono ai giovani come esempi. Dei veri modelli per le generazioni future che attraverso le figure di questi eroi possono sperare di cambiare la triste realtà presente nei nostri territori violentati.

Il mio precedente articolo aveva come titolo “…Censuriamo la censura…” Questa volta mi sto chiedendo: fermo restando che bisogna tutelare la libertà di espressione e di parola, ma non sarebbe meglio che certi personaggi si auto-censurassero di tanto in tanto? Eviterebbero di fare brutte figure e soprattutto di ottenere l’opposto di ciò che ipotizzavano determinasse il proprio intervento.

Ancora una volta si è capito come don Diana sia stato martire ed eroe, come attestano non una ma numerose sentenze. E come il modello e l’esempio di don Peppino siano eredità per tutti, giovani e meno giovani, patrimonio collettivo della coscienza civile non del Sud ma dell’Italia tutta. Patrimonio che, come tutti i tesori, va custodito, tutelato e difeso. Sempre e per sempre.

Lina Pasca

05/08/09