Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

CENSURIAMO LA CENSURA. CAMORRA ED EROI

 

Ieri sera sono rimasta estasiata, io che non guardo quasi mai la tv, nel seguire lo speciale di Fazio “Che Tempo Che Fa”, ospite Roberto Saviano. Davanti al video era come ipnotizzata, un automa. Completamente presa, immersa, rapita dalle parole di un grande, “parole non parole” perché trovano sostanza nei fatti. I fatti raccontati in Gomorra, best seller da 2 milioni di copie.
Mi ha sorpreso che Saviano innanzitutto parlasse non della camorra fine a se stessa, ma del ruolo che i media hanno nello sminuire la pericolosità di tale fenomeno. Ciò nel momento in cui, anzichè raccontarne gli eventi, ne vanno ad esaltare  “sfumature” totalmente prive di rilevanza sociale e giudiziaria.

Ancor più grave è la responsabilità che “alcuna” carta stampata ha nel permettere che si possa dimenticare o che si possa ricordare attraverso la diffamazione gente che a causa della mafia ha perso la vita.

Certo, questo non è il processo alla stampa. Per fortuna, c’è stampa e stampa. Ma i titoli che apparivano sui monitor in trasmissione possono indurre ad affermare che la stampa che è in mano alle mafie esiste. Così come esistono politici pilotati dalla camorra nelle  amministrazioni, burattini nelle mani dei boss (e da essi sostenuti durante le campagne elettorali…), così come esistono settori dell’economia e della finanza “inquinati” dagli infiltrati, uomini il cui compito è quello di fare gli interessi del boss e quindi dell’intera organizzazione criminale (la cosiddetta “camorra imprenditrice”).
Sono esistiti, è noto, eroi che hanno perso la libertà o addirittura la vita per combattere contro quella che è la vera mmunnezza del meridione (e non parlo di rifiuti…). I vari Falcone, Borsellino, don Diana, poliziotti e carabinieri il cui ricordo non ha mai smesso di vivere nel cuore di chi li ha amati, gente a cui sono state intitolate piazze e strade, ma che poi è stata diffamata. In che modo? Perché? Perché se un quotidiano anzichè render noto i fatti e i nomi di coloro i quali si sono macchiati di reati connessi a pizzo ed estorsione, droga, omicidi e stragi, andandoli a “condannare” pubblicamente, scrive sulla prima pagina che due boss sono considerati degli “sciupafemmine” perchè desiderati da donne avide di potere e di denaro, in quello stesso istante Falcone, Borsellino, don Peppe e gli agenti muoiono per la seconda volta! Come si fa a dare risalto alle doti amatorie di due assassini mentre chi ha contrastato questa gente ha perso la vita, è stata da loro massacrata? Come può far questo un quotidiano, che ha il dovere etico e morale di dare attraverso l’informazione il giusto riguardo e rispetto per chi ha combattutto contro ciò che danneggia lo Stato, quello stesso Stato in cui tutti noi italiani viviamo, inclusi i suoi direttori?! Che vergogna!
Che senso ha allora intitolare una piazza o un monumento ad un magistrato sacrificatosi per questo Paese, dar vita a celebrazioni in memoria di un prete trucidato, mettere sotto scorta altri giudici, imprenditori onesti o giornalisti, togliere il padre a bambini innocenti, se poi c’è chi si prende la briga di scrivere nella prima pagina di un quotidiano, e ripeto, un quotidiano, non sul diario segreto di una quindicenne, che il tale boss è un latin lover?!
E ancora più grave è che a questi soggetti si permette di fare il loro mestiere (servendosi di un mezzo pubblico) per fare politica, la loro politica, la politica della camorra, mentre chi va in tv a denunciare questo schifo che è la mafia viene “bacchettato” dal magistrato di turno, perchè colpevole di eccessivo presenzialismo??!!

Il PM Antonio Ingroia, proprio oggi e riferendosi alla trasmissione di Fazio, consiglia a Saviano di “…rilanciare la sua immagine avendo intelligenza e consapevolezza tali da non farsi consumare dal sistema mediatico”. Lo esorta a “…non diventare personaggio mediatico e prigioniero dell’icona che viene diffusa e a non approfittarsi del personaggio che si è costruito…” (fonte Ilgiornale.it del 26/03/09).

Il magistrato Ingroia non commenta le prime pagine dei quotidiani di Terra di Lavoro (?), non bacchetta i suoi direttori, bacchetta Saviano!!!
Perchè è andato in tv a dire che la stampa si è dimenticata di Salvatore Nuvoletta, carabiniere di 20 anni ucciso dalla camorra perchè ritenuto colpevole dell’uccisione del nipote di un boss e purtroppo con un cognome suo malgrado disonorevole…
Perchè ha osato ricordare che la stampa locale aveva definito addolorati i camorristi per la vicenda del piccolo Tommy (che gran cuore…!).
Perchè ha ricordato Annalisa Durante, la cui adolescenza è stata atrocemente spezzata in uno dei vicoli degradati di Forcella.
Perchè ha urlato la sua rabbia contro chi ha scritto che don Diana andava a letto con le donne…!!! O che era un camorrista!!!
No, non ci può essere vergogna più grande!
Il PM esorta Saviano a darsi una ridimensionata, non esorta la gente a “diventare” Saviano, a farsene esempio, bandiera. No. Non lo fa. Lo accusa di protagonismo!
E come possiamo aspettarci che i Casalesi non si nascondano dietro la frase “…l’ha voluto lui…”, riferendosi alle minacce, o “…poteva farsi i fatti suoi…” se un magistrato, uomo di legge, uomo colto, uomo dello Stato, ribadisce che il Saviano è troppo presente?! Troppo presente…
Cosa ci possiamo mai aspettare dai Casalesi, nati, cresciuti, permeati in quella mmunnezza, in essa permeati, se un uomo che dovrebbe fare della legalità, del rispetto della legge e della lotta all’omertà la ragione della sua vita, rimprovera Saviano?!
Se fossimo tutti dei Roberto Saviano, se fossimo tutti dei don Diana, se scorresse nelle nostre vene anche una minima parte del loro sangue forse si, forse sì che si potrebbe cambiare il mondo…. Che sogno, che utopia, una chimera…
Stamattina, invece, i ragazzi intervistati a Casal di Principe, quelli per intenderci che hanno detto che Saviano poteva farsi i fatti suoi e che “…non è vero che nel loro paese esiste la camorra…”, che si sta bene, (che oasi felice…!), sapranno che un uomo di legge (quindi uno che ne sa più di loro…) ha bacchettato lo scrittore. Con parole diverse, (perchè il bagaglio culturale del magistrato non è limitato come il loro… e quindi con padronanza del lessico italiano…) Ingroia ha detto ciò che volevano dire loro! Cioè che un uomo del genere ha soltanto contribuito a danneggiare il loro paese, l’ha mercificato e diffamato (ah, ecco che ritorna la famosa diffamazione di cui parla Saviano….).
Per fortuna esistono anche altri giovani. Quelli che hanno sfilato nei cortei a Casale e a Napoli, quelli che fanno parte dell’associazione Libera, quelli che scrivono su Narcomafie, che si espongono, che sognano, quelli che guardano al futuro, quelli che studiano Legge, magari per bacchettare un giorno i cattivi dell’Inferno dantesco (i direttori dei quotidiani incriminati, per intenderci…) e non gli eroi del Paradiso…
Mi piacerebbe che oggi uno dei tanti giornali nazionali dedicasse una pagina al testo scritto da don Diana nel lontano ‘91, il cui titolo non è “Per amore della mia donna non tacerò”, ma è “Per amore del mio popolo non tacerò”, dove l’amore verso un popolo intero è sicuramente più grande, immenso direi, rispetto a quello che si può provare per una donna.
E’ una sorta di amore incondizionato, senza limiti, senza pretese. Lo stesso amore universale che ha avuto Gesù Cristo quando è morto su una croce sacrificandosi per noi. E Gesù Cristo è stato, ricordiamolo, il più “grande diffamato” nella storia dell’umanità…
L’amore per una donna (facciamolo presente a qualche “smemorato” direttore) ti dà anche, l’amore verso un popolo ti toglie, e al popolo non chiede nulla.
Ma trovare oggi una pagina del genere su un quotidiano non sarà possibile. Non è di moda. Non fa tendenza, anzi non è trendy, direi con terminologia adolescenziale. E poi cosa vuoi che importi a quelli che vivono a Desenzano del Garda o a Trieste ciò che succede nel mio sud, il mio amato sud?!
E’ vero, ma ciò però non impedisce a noi di farlo…
Alcuni passi del discorso:

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
(…)

Vi sembrano parole scritte da un camorrista?
Con questo documento don Diana ha firmato la sua sentenza di condanna.
E’ stato assassinato il 19 marzo 1994. Era nella sacrestia della Chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe mentre si accingeva ad officiare la Messa. I quattro colpi sparati dai due killer non gli hanno dato scampo. E’ morto all’istante.
Wikipedia, nella sua biografia, lo definisce “vittima innocente della camorra”.
Un giornale l’ha definito “camorrista”.
Quando ha fatto ciò l’ha ucciso un’altra volta.
Ma tra poco è Pasqua. Chi è cristiano sa che la Pasqua è la rinascita, è la rivincita della morte sulla vita.
Sia Pasqua ogni giorno nei nostri cuori. In esso siano presenti sempre e per sempre Falcone, Borsellino, don Diana, carabinieri e poliziotti massacrati per servire lo Stato. Se sarà così nessuno potrà permettersi di “bacchettarci” se parliamo….
Questi eroi parleranno per noi…
Oggi Roberto Saviano parla per noi…
Con il loro sangue, con il loro ricordo, con le loro gesta sarà ogni giorno una nuova Pasqua…

Lina Pasca

26/03/09

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