Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

IL NORD ITALIA CHIAMA, IL SUD DEL MONDO RISPONDE

Oggi vi parlo di una storia vera. Di quelle che si vedono in tv e che ci appaiono sempre così lontane.

Mi è capitato di conoscere una persona speciale, una di quelle che non sa nemmeno di esserlo. E se lo è non per le azioni materiali che compie, ma per ciò che mi ha insegnato.

Il suo nome è Marco Ballurio, è tra quei pochi giovani in Italia che tra una manciata di giorni prenderà un volo per il Brasile, e lì trascorrerà quelle che pochissimi di noi potrebbero definire vacanze.

Molti pensano che quando vai negli angoli poveri del mondo lo fai per portare il tuo contributo, materiale, economico, alle popolazioni indigenti. In realtà, ciò che Marco ha acquisito dalla gente del posto, va molto al di là di qualsiasi aiuto che lui potrebbe dar loro.

La sua storia ha inizio nel 2003. Stanco delle solite vacanze nei luoghi del mero divertimento, dietro consiglio di un prete della Diocesi di Ivrea (Torino), Marco parte alla volta di Barreiras, città situata nella parte occidentale dello stato di Bahia.

 Foto di Marco Ballurio Foto di Marco Ballurio 

Prima di arrivare in un villaggio a 1200 km dall’aeroporto di Salvador, la capitale dello Stato, Marco si ritrova suo malgrado nelle favelas, le classiche baraccopoli brasiliane costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall’immondizia, simbolo del degrado e della criminalità del Paese. Alla mia domanda cosa avesse provato a starci letteralmente dentro, Marco non ha esitato nemmeno un attimo a dirmi che ha avuto paura.

Fortunatamente non era quella delle favelas la sua destinazione. Arrivato a Barreiras, si è trovato immerso in una realtà completamente diversa da quella in cui era nato e cresciuto.

Povertà, povertà assoluta. Marco mi ha raccontato di case costruite col fango, dove manca tutto, tutto quello che per noi rappresenta l’indispensabile. E al suo racconto si sono aggiunte le foto che mi ha mostrato e che tiene custodite come un tesoro, foto in cui puoi osservare tutta la miseria, ma anche il calore che lui lì ha trovato. E le ho guardate bene quelle foto. Nella fatiscenza di una piccola costruzione, si vede quella che dovrebbe essere una cucina. In un angolo, dei contenitori fatiscenti anch’essi dove viene custodita l’acqua. Ma non è l’acqua che beviamo noi occidentali e che ci permettiamo, senza rispetto della natura e del Creato, di sprecare.

Nell’ “interior” l’acqua viene trattata per evitare parassiti o il Bicho (vermi) o quel che è peggio l’Ameba (parassita raro). Bisogna disinfettarla con la dose corretta di amuchina (se la sbagli, il danno può essere anche peggiore), o filtrarla con un filtro comunque non presente in tutte le poverissime case.

Nelle campagne l’acqua non è trattata, quando ne fai uso sembra di bere limonata. E’ acqua di pozzi o di ristagni. In altri posti è invece salmastra e per la massiccia quantità di sale che contiene, sono diffusissimi i casi di ictus ed aneurismi.

Lì si mangia una volta al giorno. E lo si fa con un piatto unico a base di riso e fagioli. E’ rarissimo il caso in cui si possa aggiungere la carne, ma quando avviene è un momento di festa.

Nella loro miseria, la gente del posto ti dà tutto ciò che ha. Se si va nella loro casa, quello che c’è da mangiare viene dato all’ospite, quello che viene definito del “Primo Mondo”. Se ne avanza, mangeranno anche gli altri. Se no, loro mangeranno il giorno dopo.

Li ho visti nelle foto, tutti lì in piedi, nel silenzioso rispetto dell’ospite straniero che è venuto ad onorarti della sua presenza in casa tua. E non importa quindi se salti il pranzo. Quello di averlo lì, l’”italiano” è una soddisfazione ancora più grande della sazietà dello stomaco.

Ed è con altrettanta gioia che per lavarti loro ti danno la loro bacinella piena d’acqua. Con quell’acqua bisogna lavarsi in tanti. La doccia è solo un miraggio, ma il fatto di condividere anche l’acqua per uso igienico diventa a sua volta simbolo di amicizia e solidarietà. 

Marco mi ha raccontato dei bambini. I bambini lontani anni luce da quelli che siamo abituati a vedere nelle nostre città, con le scarpe all’ultima moda, gli abiti firmati e le camerette straripanti di giochi. Lì i bambini lavorano. E lo fanno duramente e per pochi spiccioli.

 

 Foto di Marco Ballurio Foto di Marco Ballurio 

Mi ha raccontato di un ragazzino che lavora da quando aveva 9 anni, oggi ne ha 11. Vende le arance, e deve lavorare tutto il giorno per vendere tutte le sue cassettine di arance, perché “…alle 19 c’è scuola e lui vuole andarci…”

 

Mi ha raccontato di un altro bambino che va tra i rifiuti e raccoglie le lattine per recuperare l’alluminio. Quando gli “affari” vanno bene, ne raccoglie 2 chili, guadagna circa 4 reais (2 euro). Il bambino è consapevole che svolge un lavoro duro, ma “…nessun lavoro non è duro!” ha detto all’ospite italiano.

Marco, un giovane come tanti, ha scoperto Dio in Brasile. E da allora Egli non lo abbandona neanche per un istante. Gli ho chiesto quanto influisca nell’esperienza brasiliana la Fede che ha.

Lui mi ha risposto con una frase che mi ha fatto accapponare la pelle: “Cristo è lì”.

Cristo è tra i poveri. La fede che puoi avere in Italia dove magari partecipi alla Messa 3, 4 volte all’anno, si trasforma completamente in quei luoghi.

Dio lo senti addosso, lo senti sulla pelle, lo senti dentro di te, nel tuo cuore, lo senti a 360 gradi.

I poveri del luogo credono tantissimo in Dio, molto più di quanto possiamo credere noi, noi che abbiamo tutto e che non siamo mai contenti. Noi vittime di crisi depressive, di insofferenze, di infelicità, di mancato appagamento per ciò che abbiamo ma che non ci basta mai.

 

 Foto di Marco Ballurio Foto di Marco Ballurio 

Nel villaggio, il momento d’aggregazione è la Chiesa, dove il prete è vestito con jeans e maglietta e dove la suora la confondi con le donne del posto.

La Messa, non è come la nostra. E’ un momento di festa dove si canta, si balla, ci si incontra, si condivide il sorriso e si ringrazia Dio per ciò di più semplice e di più bello ci ha donato, la Vita.

Nessun abitante di Barreiras ti dirà mai che non è felice. Perchè la felicità si trova dentro di noi, non nelle cose materiali che ci circondono. Dovremmo imparare anche noi da loro, noi ricchi ed opulenti occidentali. Dovremmo camminare a testa bassa di fronte a loro e ringraziarli per l’insegnamento che essi ci danno con le loro storie.

Credo che nessuno di loro sia più ricco di noi. Ogni anno Marco va ad arricchirsi, sprofonda nell’unica realtà che lo appaga e lo fa sentire vivo davvero. Dopo un anno di lavoro e di routine quotidiana, egli abbandona il suo status di ordinario giovane italiano, le sue amicizie, i suoi svaghi, i divertimenti, le comodità della sua casa e trascorre a Barreiras le sue “vacanze”. Va a far quello che io definirei una sorta di “depurazione” dello spirito, abbandono di tutta la materialità che contraddistingue la sua vita come quella di ogni occidentale.

Ed è per questo che da 6 anni a questa parte, ogni volta che sale sull’aereo alla volta di Torino sente la tentazione violenta di scendere dal velivolo e di non tornare mai più indietro. Lì c’è la sua dimensione, c’è il legame tra sé e la Natura, tra sé e il Creato, tra sé e la gioia di vivere.

Non mi stupirò se un giorno saprò che egli non ha fatto più ritorno in Italia.

Deve ringraziare i suoi amici brasiliani, se oggi è inciso sul suo braccio destro uno splendido tatuaggio con la figura del Signore, con scritto in portoghese la più bella frase del Vangelo: “Io Sono la Via, la Verità, la Vita”.

Ed io devo ringraziare Marco che mi ha portato a conoscere una delle storie più belle e significative che abbia mai “vissuto”, devo ringraziarlo perchè oggi sono più consapevole della pochezza dell’uomo di fronte a Dio, devo ringraziarlo per l’immenso dono che mi ha fatto.

Mi ha insegnato qual’è il vero significato e il puro valore della Vita.

Non lo dimenticherò mai.

Grazie Marco

Lina Pasca

27/07/09

Annunci

3 commenti»

  Dario wrote @

Mi hai fatto venire i brividi Lina. Complimenti davvero.
La classe e la maestria con cui hai saputo raccontare questa storia mi ha fatto capire quanto anche tu l’hai “vissuta” e quanto possa essere sconfinata la sensibilità di una che facendo la giornalista dovrebbe invece raccontare e basta. Sono pochi, rarissimi, i giornalisti con questo dono. Altri si limitano a raccontare, tu trasporti il lettore direttamente in ciò che stai raccontando. Brava. Veramente brava.
Bella l’esperienza di questo “coraggioso” uomo. C’è da ammirarlo. Complimenti a entrambi davvero.
Esperienza fatta, esperienza raccontata, entrambe con grande capacità.
Sono stato rapito dalle tue parole, ho proprio visto le immagini che raccontavi, grazie a te mi sono sentito per 2 minuti anche io in Brasile…. chissà che un giorno non possa avere lo stesso spirito del giovane italiano.
Ps: c’è la possibilità di contattarlo?
Ciao,
Dario.

  Raffaele de Chiara wrote @

Cara Lina,

Complimenti! Ottimo articolo.

Non era semplice raccontare un storia del genere senza cedere alle sirene della retorica e del protagonismo. Il tuo stile asciutto e semplice è riuscito laddove qualsiasi ridondanza avrebbe fallito: far capire la grandezza (di pochi) e la miseria (dei moltissimi) dell’attuale temperie.

Cordialmente
Raffaele de Chiara

  Gianni wrote @

Complimenti Lina,

un articolo completo in tutte le sue parti ovviamente non tecniche ma di sostanza, che entra nel profondo del problema e lo sviscera nelle sue sfaccettature umane.

Una storia umana che lascia l’amaro in bocca di essere in una società che non si accontenta mai e vuole sempre e solo di più di quel che ha!!

Brava Lina, continua così!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: