Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

LA TERRA TREMA, IL CORROTTO NO

 

A poco più di tre mesi dal terremoto che ha scosso l’Abruzzo e causato quasi 300 vittime, il mio pensiero va ad un altro movimento sismico, quello del 23 novembre 1980. A farne le spese, i cittadini dell’Irpinia. Parliamo ancora una volta, e ancora tristemente, del nostro amato sud.

Avevo 6 anni quella domenica sera di 29 anni fa, lo ricordo come fosse ieri. Nel lettone dei miei a guardare la Domenica Sportiva, i successi (e gli insuccessi) della squadra del Napoli.

Fu durante uno di quei servizi alla televisione che tutto intorno a me cominciò a “ballare”. Non avevo mai visto né sentito una cosa del genere, non sapevo se averne paura o meno. Ma la mia indecisione durò meno di un secondo. Fui prelevata da mia madre e in un istante tutti sulle scale a scappar via veloci dal quarto piano dello stabile e forse, pensavano i “grandi”, dalla morte…

Ricordo, come fosse ieri, l’immagine delle scale che non stavano ferme. Ballavano anch’esse come il resto di tutto ciò che mi circondava. Arrivati in strada, la coscienza della salvezza.

Gli altri miei ricordi sono legati ai disagi vissuti in quel periodo. Ricordo di aver dormito in macchina sul piazzale del cimitero di Aversa, in provincia di Caserta, ricordo di aver dormito sempre in macchina nel piazzale ora antistante la Caserma dei Carabinieri della stessa città.

Ma noi siamo stati i fortunati. Rispetto a ciò che accadde in Irpinia, noi abbiamo vissuto un “diversivo”.

Nei paesi di Lioni, Sant’angelo, Caposele, Calabritto, Conza, ed altri paesi situati al confine tra la Campania e la Basilicata, la scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter causò 2.735 morti, 8.850 feriti. Un’ apocalisse, 36 i paesi rasi al suolo.

Se è vero che non si può prevedere un terremoto, è anche vero che la responsabilità degli amministratori locali a gestire la geometria di un paese senza piani regolatori fu palese.

Nessun politico tutelò la vita di chi in quei paesi ci viveva, di chi in quei paesi la vita la perse.

La morte di quasi 3.000 persone fu la ricchezza per altri. Su quelle macerie, politici democristiani prima e socialisti poi fecero altro scempio e costruirono nell’ordine il proprio potere. La spesa per la ricostruzione fu allargata a macchia d’olio così come l’area d’intervento.

Grazie ad un’inchiesta avviata da Montanelli nel 1990 sulle pagine de il Giornale, fu costituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta definita “Mani sul terremoto”, presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.

Siamo nel 1994. La Commissione stabilì che grazie a politici quali Ciriaco De Mita, allora Presidente del Consiglio, Paolo Cirino Pomicino, Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Francesco De Lorenzo, il commissario Zamberletti che aveva gestito i soccorsi e altri amministratori (fortunatamente spazzati via da Tangentopoli), 58.600 miliardi delle vecchie lire su 70.000 stanziati erano finiti misteriosamente nel nulla. Spariti. Forse finiti anch’essi sotto le macerie.

Mazzette, tangenti, appalti e quote di partito. Chiari i legami tra la classe politica e la camorra locale: un grande “affaire” costruito sul sangue di 2.735 morti.

Nel frattempo più di 35.000 persone continuavano a vivere nei containers ringraziando Dio per aver lasciato loro almeno la vita.

I comuni rasi al suolo insieme a quelli danneggiati furono complessivamente un centinaio. Ma pensate lettori che entrarono a far parte della lista dei comuni terremotati e quindi destinatari di contributi statali per la ricostruzione 687. Si, avete letto bene, 687!

Politici corrotti in Campania, Basilicata e anche in un pezzetto di Puglia (tanto per non farci mancare nulla!) prosciugarono i soldi di quelli che continuavano a vivere nei containers, che lì mettevano al mondo anche figli, figli che a loro volta finivano anch’essi all’altare… senza mai aver visto una casa, una vera casa!

Che stranezza che dopo il sisma Avellino fu la provincia italiana in cui venivano vendute più Volvo e Mercedes; che stranezza che a poche centinaia di metri dai campi roulotte sorgevano sontuose ville hollywoodiane; che stranezza che gli avellinesi erano diventati improvvisamente amanti del mare… fino al 1980 ad Avellino e provincia i possessori di yacht erano meno di 10, qualche anno dopo se ne contavano un centinaio!

L’epilogo della vicenda? E’ di alcuni giorni fa la notizia che la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto che il reato sussiste per alcuni imputati al processo, ma è scattata la prescrizione. Gli imputati per corruzione (vale a dire spreco, malaffare, ruberie) non sono stati assolti, anzi condannati, ma prescritti. Risultato? Impunità assicurata.

Dopo il danno la beffa! In barba ovviamente a tutti coloro che sulle strade del terremoto hanno lasciato la vita o la dignità, il che è peggio…

Direi che ancora una volta in Italia si vive di paradossi. Grazie alle leggi italiani, la terra trema, il corrotto no.

Lina Pasca

20/07/09

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2 commenti»

  Gianni wrote @

Putroppo la piaga relativa lla giustizia italiana è quanto mai viva e sorgente di rabbia che si accumula nelle coscienze degli italiani!!
Borsellino ci fece una lezione sui politici corrotti: fu messo a tacere….
Se davvero vogliamo cambiare questa situazione dobbiamo cominicare a pensa come popolo, tutti parte integrante di una grande corpo, ora come ora questo corpo ha un cancro incontrollabile, la metastasi è ormai conclamata, tocca a noi decidere se apsettare il verdetto o trovare la cura.
Malasanità, malagiustizia, ecc… non sono piaghe del Sud, ma dell’intera Italia. Solo con i veri valori possiamo tentare di salvare il salvabile, ma se perdiamo quelli possiamo dire addio alla nostra nazione! Ahimè è proprio così!!

  Dario Renato Silvestri wrote @

Cara Lina,
volevo ringraziarti per questo articolo che mi ha portato indietro nel tempo e a uno dei ricordi più brutti che ho.
Io avevo 8 anni al tempo del terremoto del 1980, abitavo a Conza, uno dei paesi rasi al suolo. In quel terremoto io e miei genitori siamo usciti vivi per miracolo, ma non è successo altrettanto per un mio fratellino di 16 mesi, 3 dei miei nonni, due zii e 4 cuginetti, oltre ad altri tra parenti ed amici.
Quello che poi hanno combinato i politici locali è una cosa che dovranno vedersi col Signore una volta che non ci saranno più, vittime della loro stessa coscienza.
Di quante lacrime questa gentaglia è responsabile. Non avete proprio idea.
Quando l’ho letto ho pensato ad una cosa, e cioè che oggi si fa tanto parlare del terremoto in Abruzzo dimenticando tutto quello che è stato. Certo che il terremoto in Abruzzo è importante (non sto dicendo questo), ma dimmi chi oltre a te ha riportato la notizia del processo e ricordato le vittime di quella immensa tragedia.
Ora che vivo in Germania da 9 anni leggo sempre con grande piacere il vostro giornale che mi fa sentire ancora lì.
Ed è stato importante per me leggere il tuo articolo. Ho ricordato i miei cari e ho anche pensato quanto tutti ci abbiano dimenticato ed abbandonato.
Grazie Lina.

Dario.


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