Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

LO CHIAMANO ABUSO

theblogger1wb4Pochi giorni prima del lontano 8 marzo 1908, le lavoratrici dell’azienda tessile newyorkese Cotton misero in atto uno sciopero quale forma di protesta contro le umilianti condizioni in cui lavoravano. Fu proprio l’8 marzo che il “padrone”, accecato dalla rabbia e forte del suo potere, chiuse tutte le porte dell’azienda per far sì che le operaie non potessero uscire. Ma “caso” volle che l’industria prese fuoco e le 129 lavoratrici, prigioniere all’interno, si videro morire mentre finivano carbonizzate.

Questa data, dapprima celebrata in ricordo delle vittime, divenne poi col tempo il simbolo dei sorprusi e le angherie subiti dalla donna (da sempre…). E’ infatti la giornata in cui si moltiplicano manifestazioni e celebrazioni che puntano a sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che la donna ha (nel mondo del lavoro, dell’istruzione, della politica, nella vita di tutti i giorni, nei rapporti con l’altro sesso).

Ma è anche una giornata dove il business la fa da padrone e in cui tante “galline non pensanti” si concedono una serata diversa a base di urli e urletti vari, da gridare in quei locali dove il macho di turno concede loro un vomitevole streap.

Questo in barba alle grandi lotte figlie del femminismo degli anni 70, le cui protagoniste, combattenti per la rivendicazione della condizione sociale della donna, certo non pensavano che qualche decennio più tardi, la donna sarebbe stata “pari” dell’uomo in quanto spettatrice di una serata all’insegna della trasgressione.

Anche il nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha ricordato al Quirinale le tante, tantissime vicende che vedono, nell’intero pianeta non solo in Italia, un numero impressionante di donne come vittime. Vittime di violenze, stupri, forme diverse di vessazione e persecuzione, molestie, brutalità.

violenzaVorrei ricordare che in alcuni stati dell’Africa, nel sud della penisola araba e nel sud-est asiatico sono ancora oggi praticate le mutilazioni genitali femminili. L’infibulazione, asportazione del clitoride cui segue la cucitura della vulva, si pratica su adolescenti, bambine o neonate a seconda della tradizione locale. Ad essa segue la defibulazione, scucitura della vulva, che viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Si ha così la certezza che ella non sia stata posseduta da nessun altro uomo. La donna quindi non ha nessuna libertà, né di agire, né di pensare, né di vivere l’amore come meglio crede.

La donna in sostanza non esiste, è un oggetto nelle mani dell’uomo padrone, prima il padre, poi il marito (un marito ovviamente non scelto da lei).
L’escissione lede in modo esponenziale la salute fisica e psicologica delle donne e delle sfortunate bambine che ne sono protagoniste. Non è altresì da dimenticare che l’intervento è il più delle volte praticato senza l’ausilio di nessuna norma igienica e improvvisato da “macellai” senza scrupoli. L’infibulazione di fatti provoca ogni anno numerose morti tra le sfortunate piccole o grandi donne, vittime di infezioni letali.

Vorrei altresì ricordare la lapidazione, pena di morte nella quale chi ne è condannato muore attraverso il lancio di pietre, spesso con la partecipazione della gente comune. E’ una barbarie praticata soprattutto nel mondo islamico.

La lapidazione delle donne musulmane avviene persino quando una donna viene violentata, in quanto rea di aver avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. A seguito dello stupro la donna viene condannata a morte e uccisa attraverso il lancio di pietre da parte della folla, lo stupratore rimane impunito.

L’ultima triste vicenda , di cui i mass media ci hanno dato notizia, è quella di una ragazzina iraniana di 13 anni, violentata dal fratello, rimasta incinta, e condannata alla lapidazione per rapporti sessuali illeciti ed incestuosi.

E senza andare oltre i confini del nostro bel Paese, sono ormai giornalieri i casi di stupro. Si potrebbe definire lo stupro, come fa il codice penale italiano, come la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. Una definizione fredda, arida, sterile. Senza sentimento. Il legislatore non poteva fare altro.

La definizione giusta dello stupro può essere data solo da chi ne è stata vittima. E’ l’umiliazione più grande che una donna possa subire. Entra nell’anima e l’anima toglie. E’ la sopraffazione sulla parte più intima del suo essere, dell’intero mondo della donna, del suo corpo così come della sua anima. E’ l’annientamento assoluto della sua libertà, della sua vita, dei suoi sogni.

Donne che hanno subito violenza nella loro vita, non saranno mai più le stesse. Lo stupro cambia il corso della vita della donna che lo subisce, modifica il suo carattere e la sua personalità. Più della metà (è dimostrato dalle statistiche) è destinata a vivere gravi episodi di depressione, addirittura il 17% si toglie la vita. Chi decide di non farla finita e ha il coraggio di andare avanti, vivrà il resto dei suoi giorni con innumerevoli difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto a vivere un qualsiasi tipo di rapporto col sesso forte. Dopo uno stupro, molte di queste donne vivono la situazione con senso di colpa e vergogna, tendono addirittura a colpevolizzare se stesse per l’accaduto.

Mestre_femministe76icNon dimentichiamo inoltre che spesso la violenza viene perpetrata all’interno della stessa famiglia d’origine. E’ tra le mura di casa che spesso si consumano drammi atroci; il padre, il fratello, lo zio o il vicino di casa possono essere gli orchi cattivi. In questo caso è tutto più difficile. Spesso alle violenze fisiche sono correlate violenze psicologiche che fanno sì che l’esercizio del potere e di controllo da parte del familiare diventi per la donna un tunnel senza uscita. Questa è la ragione per cui la maggior parte dei casi finisce con una mancata denuncia.

La punta dell’iceberg è rappresentata dal cosiddetto stupro di gruppo.

Balordi senza regole, senza ideali, senza cognizione di alcun elemento del vivere civile, senza rispetto per la vita altrui, danno sfogo ai loro malsani impulsi sessuali, approfittando e segnando la vita a povere donne che si imbattono, inconsapevolmente, sulla loro strada.

Ogni giorno si sente parlare di albanesi, romeni o altri ospiti nel nostro paese, che hanno abusato della vittima di turno. Non credo sia una questione etnica, in quanto i farabutti sono di ogni nazionalità, e gli stupratori sono anche italiani. Italiani sono la maggior parte di quelli che perpetua la violenza (come è stato detto prima) tra le mura domestiche. Delinquente lo sei se questo status ce l’hai nel sangue, italiano o straniero.

Lungi da me dal fare politica, ricordo che con l’indulto è uscita dalle nostre carceri la “crema” della società. Uomini condannati precedentemente per stupro sono usciti da galera ed hanno ripreso col loro vecchio mestiere. Così come gente che nel proprio paese si dedicava a delinquere, ha continuato a farlo, solo che essendo immigrato, ha solo cambiato il luogo delle sue onorabili attività.

Tocca ora ai nostri politici, alla luce di ciò che sta succedendo in questi giorni, dar vita ad una legge adeguata che possa finalmente punire questi animali (senza offesa per gli animali).

Tolleranza zero e nessun atto di clemenza nei confronti di chi si macchia di un reato così grave quale può essere la violenza carnale. Ricordo che solo dal 1996 lo stupro non è più reato contro la morale ma contro la persona. E’ solo da allora che non è più considerato semplicemente reato offensivo del buon costume e della morale comune, ma reato contro la vittima e la sua integrità psicofisica.

Vorrei infine ricordare che nel mondo ogni 2 minuti una donna è vittima di stupro. Questo vuol dire che nel mondo ogni 2 minuti una donna muore. Lo chiamano abuso ma in realtà è la morte. Perché la morte più grande è proprio quella che ti lascia in vita.

Lina Pasca

09/03/09

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3 commenti»

  chiara wrote @

sono dei bastardi e meritano la castrazione chimica (come minimo)

  Rosalba wrote @

complimenti! un articolo forte dettagliato ed incisivo hai ragione negli ultimi anni si è perso il vero senso di questa giornata e sono completamente concorde con quello che scrive Chiara castrazione chimica ad oltranzaaaaaaaa

  Anna wrote @

Complimenti!!! Mi piace molto come scrivi, in particolare questo articolo sulle donne. Sono d’accordo su tutto quello che hai detto, è vero, purtroppo molte di quelle donne che la sera dell’8 marzo festeggiano non sanno il vero significato di questa festa e di tutto quello che succede alle donne nel mondo. Io oltre ad una castrazione chimica opterei anche per quella chiurugica. Xd
Un bacione.
Ciao


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