Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

SI, VIAGGIARE…. MA NON CON TRENITALIA

Il giornalista è per mestiere quello che racconta i fatti, o avventure e disavventure di qualcun’altro.

Oggi racconto la mia disavventura.  E lo faccio per denunciare il degrado e la disorganizzazione delle ferrovie italiane e di conseguenza  lo stato di abbandono in cui io, da utente, non da giornalista, mi sono ritrovata.

Ho avuto la sfortunata idea di utilizzare il treno, io che viaggio spesso in aereo, per raggiungere  Aversa, mia città natia , da Torino, provincia di adozione.

Ho prenotato tre posti per me e le mie due gemelline di 7 anni sull’Intercity Torino – Salerno di mercoledì 29 luglio.

Ora di partenza  11:05. Ora di (ipotetico) arrivo 20:15.

Un bel po’ di ore, ho pensato. Ma tutto sommato, le bimbe oramai son grandicelle, con un po’ di musica in cuffia e qualche giochino alla Play Station,  magari riuscirò a farle passare il tempo. E soprattutto le convincerò del fatto che un viaggio così lungo sia il prezzo giusto da sostenere pur di rivedere i nonni (che tanto mancano loro, destino comune agli emigranti) una, due volte l’anno.

Il treno parte con regolarità. Tutto nella norma, ho pensato. Ma, a parte l’orario di partenza da Torino, ho cominciato ad avere qualche dubbio sulla sostenibilità del viaggio quando mi sono accorta che l’aria condizionata funzionava a tratti, 15 minuti no, 5 minuti sì, e quando funzionava era talmente irrilevante la sua potenza che per rinfrescarti dovevi piazzare la faccia praticamente sulla griglia e sperare che non decidessi di venir meno proprio quando il viso cominciava a ritemprarsi.

Sono passati tre controllori in questo frangente. Due gentili signorine e uno del sesso forte.  A tutti e tre ho chiesto se potesse aumentare la potenza dell’aria condizionata. Tutti e tre hanno cortesemente risposto che l’avrebbero fatto direttamente dalla cabina principale. Nessuno dei tre l’ha fatto. Tutti e tre mi hanno chiesto di visionare il biglietto. Ovviamente pagato:  112 € per me e due bambine , solo andata (circa 220 mila delle vecchie lire).

Cominciavamo a scioglierci come ghiaccio al sole, ma il peggio doveva ancora arrivare. E non ha tardato ad arrivare. Siamo arrivati alla stazione di Grosseto. Diciamo che da lì non siamo più ripartiti se non dopo un’interminabile ora e mezza.

Dieci minuti, venti, trenta.  Aria condizionata spenta, fermi lì, sotto un sole cocente, un sole che attraversava gli spessi teloni ai finestrini e noi lì che cominciavamo a chiederci di che morte dovevamo morire.

Ad un certo punto una vocina dal microfono ci informa che, a causa di problemi tecnici, il treno sarebbe ripartito dopo un’ora e mezza. La gente sbigottita ha cominciato ad agitarsi e soprattutto a cercare qualcuno a cui chiedere spiegazioni . Ma nulla. Nessun ferroviere all’orizzonte.

Dopo una manciata di minuti ancora la vocina. Avvertiva che, “a causa di un surriscaldamento del vagone n. 6” (io ero nel 7), “era necessario il distaccamento del vagone del treno”.  In sostanza – ha proseguito l’anonima vocina  – tutti i viaggiatori del vagone n. 6 dovevano abbandonare la carrozza armi e bagagli e scendere in stazione.

Mormorio, disagio, sconforto. Gli sfortunati  hanno preso tutto quello che avevano e sono scesi.  Nello stesso tempo , la stessa vocina invitava tutti i passeggeri  del treno a rimanere ai propri posti e (forse per non affollare la piccola stazione di Grosseto) a non scendere dal treno! Ricordo che fuori la temperatura sotto il sole si aggirava attorno ai 35 gradi, ma l’umidità rendeva la percezione fino ed oltre a 40 gradi.

Noi  “reduci” eravamo lì, nei nostri vagoni infuocati, il sole che trapassava le tendine e i nostri corpi e tutto questo senza aria condizionata. Se avesse funzionato anche regolarmente, il treno aveva comunque i motori spenti , e con i motori spenti niente aria.

Le mie bambine, già magroline di natura, cominciavano letteralmente a sciogliersi. Vedevo le gocce di sudore scendere dalle loro tempie e mi chiedevano perché non potevano scendere.  Avevano caldo e sete. Già, l’acqua!

Con tali temperature è ovvio che i 2 litri d’acqua che avevo portato con me presto erano andati ad esaurirsi. La comprerò sul treno, avevo pensato. Mi sbagliavo.

Il carrellino porta vivande che passava ogni paio di ore e che nei caldi ultimi giorni di luglio dovrebbe contenere (eh si, dovrebbe)  l’acqua più di ogni altra cosa, non l’aveva. Era terminata .

Noi lì ad arrostirci come polli allo spiedo, senz’acqua. Il venditore ci diceva di avere solo coca-cola ed aranciata (tutt’altro che dissetante!), ma comunque con quelle temperature erano le uniche bevande che ci permettevano di rinfrescarci. Costo di ogni lattina € 2.60. Le mie bimbe chiedevano acqua in continuazione e io per “dissetarle” davo loro aranciata e coca-cola , bibite che più di ogni altra contribuiscono a far venir sete. Ho chiesto all’addetto quando avrebbe provveduto a rifornirsi d’acqua. Mi ha risposto che sarebbe successo a Roma. Non è accaduto. Dell’acqua nemmeno l’ombra.

Aspettate lettori… ancora la vocina! Questa volta ci diceva che a causa di… anzi no, stavolta il motivo non ci è stato comunicato, il treno avrebbe finto la sua corsa a Roma, anzichè a Salerno! A Roma?!? Come a Roma? Ho prenotato tre posti su un Intercity per farmi trasportare a Napoli, e voi mi lasciate a Roma?

Sgomento….  “bagagli pesanti e due bambine al seguito arrivo a Roma e poi dovrò cercarmi un altro treno”, ho  pensato angosciata…

Passa ancora il tempo e…  di nuovo la vocina! Questa volta per comunicare che, “contrariamente a quanto già annunciato, il treno non avrebbe fermato la sua corsa a Roma, ma avrebbe proseguito per Napoli…”.

Bella notizia, ho pensato. Finalmente qualcosa di buono in questa giornata da dimenticare. Stranamente però i viaggiatori diretti a Roma sono stati dirottati su un altro treno, un regionale. Non mi chiedete perché. Non lo so!

Nel frattempo, io, le bambine e gli altri sventurati passeggeri speravamo di ripartire. Ma dovevamo attendere la “manovra” . La parte della testa del treno doveva staccarsi dal vagone n. 6 questo doveva essere staccato dalla coda del treno, doveva essere portato su altri binari, e la parte della testa, doveva ritornare indietro e ricongiungersi alla sua metà. Tutto questo, Signori, sempre senza aria condizionata, sempre col sole che fuori spaccava le pietre , e nel vagone i nostri cervelli mentre continuavamo a sperimentare la tragica esperienza della sauna ferroviaria.

Singolare il fatto che dei controllori non ho visto più nemmeno l’ombra. Le gentili donzelle e il prode cavaliere non sono più passati a controllare se eravamo forniti dei biglietti. Si saranno liquefatti anche loro sotto il sole… che coincidenza!

Manovra fatta … si riparte! Dopo 190 interminabili minuti, il treno ha ricominciato la sua corsa. Alle 18 dovevamo trovarci a Roma. Alle 17:40 siamo invece solo ripartiti da Grosseto.

Nel frattempo, causa coca-cola ed aranciata, a mia figlia è sopraggiunto un bisogno fisiologico. “Mamma, devo far pipì”, ha pronunciato. Mai una frase così naturale ha destato in me tanta preoccupazione, visto che prima mi ero servita io stessa della ”pulitissima” toilette del treno.

Arrivate in bagno, la prima sensazione che mi è venuta (chiedo scusa al lettore) è stata quella del vomito!

La puzza, Signori miei, era insopportabile. In bagno solo sporcizia, escrementi, oggetti luridi e fatiscenti , senza carta, senza sapone, senz’acqua. E’ stata l’unica volta in cui avrei preferito che mia figlia se la facesse addosso. Ho dovuto far venir fuori tutte le mie doti da “ginnasta” per prendere in braccio mia figlia e con l’abilità che solo una madre preoccupata  per la salute della propria creatura può avere, sono riuscita a farle liberare il pancino senza che potesse venire in contatto con quell’orrore. La mia bimba nel frattempo si otturava il nasino con la mano per non sentire l’odore. E con l’intelligenza unita all’ingenuità che solo un bambino può avere mi ha chiesto perché il bagno era così sporco se la mamma aveva pagato il biglietto. “Mamma, a casa non si paga niente per andare al bagno” – mi ha detto – “ma a casa è pulito. Perché hai pagato?” Le ho risposto che me lo stavo chiedendo anch’io.

Siamo tornati al vagone . Di nuovo la vocina.  Di nuovo lo sconforto: “Annunciamo che il treno non si fermerà più ad Aversa come previsto e che i signori viaggiatori lì diretti dovranno scendere a Villa Literno dove troveranno un treno di coincidenza che li porterà ad Aversa”.

Cosa?!? Io, da sola, priva di forti braccia maschili, con due bambine, e tre pesanti valige, devo scendere alla stazione di Villa Literno e risalire su un altro treno, quando invece ad Aversa avrei trovato i miei familiari ad aiutarmi? No, non potevo crederci. Non ce la facevo più. Mi sentivo di svenire. Caldo, stanchezza e sgomento… e due bimbe che cominciavano ormai distrutte a piagnucolare… stavo per crollare.

Con la solidarietà tipica della nostra gente, ho trovato fortunatamente persone che si sono offerte di aiutarmi. E così alle 22 siamo arrivati a Villa Literno.  Io, bambine e valigie giù. Del treno promesso neanche l’ombra.

Un viaggiatore, il cui volto già disegnava la rabbia del momento, ha chiesto al capotreno (resuscitato): “Dov’è il treno?”. La risposta? È stata: “Non lo so!”. Come non lo sa? Ha chiesto il tipo. E a che ora arriva, almeno? La risposta è stata: “Non lo so!” Eravamo sul binario 2. Gli ho chiesto se almeno sapesse su quale binario doveva arrivare quello per Aversa. La risposta è stata la seguente:  “I binari sono 3, uno vale l’altro!” Cosa??? Uno vale l’altro? Con tre bagagli che pesano più di me e le mie figlie messe insieme mi sposto a fatica magari al binario 1 per poi sentirmi dire che il treno arriva al binario 3!! Ma che risposta è? Mi sono chiesta, e l’ho espressamente detto al signore in questione, com’è possibile che in Italia ci sono tante persone intelligenti senza un lavoro e poi si offre un posto di lavoro ad un emerito imbecille?

Qualcuno forse starà pensando che avrò perso la calma pronunciando tali parole e che anche negli scontri va sempre utilizzato il senso civico così come l’educazione.

Ma, cari lettori, si tratta solo ed esclusivamente di buon senso. Come si fa a dare una risposta del genere?  Questi sono i controllori e i capotreni delle nostre ferrovie? Che vergogna… che disastro! Che meravigliose risorse umane nelle nostre ferrovie!

Credete che sia finita? No, Signori!

A Villa Literno nessuno sapeva di questo treno che ci avrebbe riportato ad Aversa! La mia angoscia cresceva. Sentivo il pianto disperato delle mie bimbe ormai distrutte- Ho creduto di impazzire. Finalmente un’altra vocina ci comunicava che un treno diretto ad Aversa si sarebbe eccezionalmente fermato a Villa Literrno. Dio gratias.

Ho fatto mio il pensiero di tutti.

Quanto alla pulizia, credo che neanche delle baraccopoli degli immigrati la situazione igienico-sanitaria sia uguale a quella dei nostri treni. Mancavano solo le zecche e avremmo completato l’opera.

Il ritardo che in alcuni casi può essere giustificato in questo non ha spiegazioni né giustificazioni.

Le ferrovie italiane sono uno schifo.

Ferrovie dello Stato o Trenitalia non è cambiato nulla.

Proprietà dello Stato o compartecipazione privata, è tutto uguale, tutto semplicemente uno schifo.

Se qualcuno dall’alto rende tutto questo possibile lo fa con la speranza e perché vuole dirottare gli italiani sull’alta velocità, sta sbagliando di grosso.

I prezzi della Tav non sono assolutamente competitivi e se spostarmi da Milano a Napoli in Freccia Rossa vuol dire spendere la stessa cifra di un volo da Malpensa su Capodichino, le nostre ferrovie resteranno sempre chiuse nel loro insulso sistema. Sono destinati a morire.

I nostri politici fanno le loro campagne elettorali sui treni per dimostrare di essere vicini alla gente.

Li vorrei vedere, Berlusconi e Franceschini, sul treno che ho preso io!

I nostri governi, centro, destra, sinistra, sopra, sotto, pensassero a liquidare i dirigenti di Trenitalia senza buone uscite da capogiro visto il degrado, la sporcizia e, ripeto, “lo schifo” che ho visto io mercoledì 29 Luglio.

Invito i signori dirigenti delle Ferrovie Italiane a rispondere al mio articolo con qualcosa di più interessante dei loro stipendi.

Dovrebbero soltanto vergognarsi di come gestiscono un ente simbolo del trasporto in Italia.

Una banda di buffoni! Siamo ridicolizzati in Europa e nel Mondo per svariati motivi, ma dare su un piatto d’argento ai nostri fratelli stranieri l’opportunità di criticarci e di distruggere anche il turismo, settore che vista la bellezza delle nostre coste, dovrebbe essere al top.

Si è da poco concluso il G8 a L’Aquila. Chissà cosa avrebbero pensato Obama e gli altri grandi nel viaggiare in quello scempio in cui ho viaggiato io.

Ah, già… Loro sono il top!

Io sono solo una normale, ordinaria, e stanca viaggiatrice italiana.

Lina Pasca

03/08/09

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3 commenti»

  saverioschiavone wrote @

sono daccordo e condivido tutto quello che c’e’ scritto in questo articolo-sono un pensionato fs una volta si viaggiava meglio-calcolando che siamo nel 2009-ho preso il treno 761 del 10-08 2009 to-rc carr.13 C6 un vero schifo quello che ho visto quando sono entrato nel compartimento -cinghie annodate- bulloni mancanti -sporcizia-lesioni nel tetto coperto con nastro adesivo per imballaggio -nei bagni altra schifezza rubinetti rotti sporchi ecc.ecc.–mi fermo qui -per il personale non posso criticarlo(questa volta)-mi sono fatto male con il gancio della cuccetta il capo treno subito disponibile mi ha medicato.

  Michela wrote @

Io ho digitato sul motore di ricerca “viaggiare sola con trenitalia” perchè dovrò presto intraprendere un viaggio notturno in espresso per andare a trovare il mio ragazzo militare a Verona. Io parto da Bari e mi vengono i brividi solo immaginando quello che mi aspetterà in treno. Purtroppo i prezzi dell’aereo non sono per niente abbordabili, sennò avrei già dirottato la mia scelta sul mezzo di trasporto. Spero di arrivare sana e salva. Augurami in bocca al lupo


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