Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per gennaio, 2010

IL MIO GRIDO DI DOLORE: LETTERA A FINI

  Se la presente fosse scritta da un “grillino”, un “dipietrino” o un “bersanino”  certo non farebbe clamore; la politica è anche l’arte di dire tutto il contrario di tutto. Ma io sono una che si trova nelle fila di chi governa, una berlusconiana direbbe qualcuno. Sbagliando. Mi chiamo Lina Pasca, sono Consigliere Comunale di Banchette, un piccolo paese di 3000 anime della fredda provincia torinese. Nei valori di Dio, Patria e Famiglia ho creduto anni fa come oggi, ma mi sono tesserata ad Alleanza Nazionale molto prima che, dal profondo cilindro, l’ambiguo mago di passaggio tirasse fuori il PdL. Nel frattempo, qualcosa è cambiato. La politica, dal greco “arte di governare lo Stato”, ha mutato il suo significato letterale rientrando nei meandri dell’ immorale logica del potere. La mia stima per Fini è stata grande quanto grande è l’universo della mia coscienza. Proprio da lì, la voce altisonante della libertà si è ridestata dalla dittatura delle idee, abbattendo i muri dell’ipocrisia, dell’affarismo e della politica sporca. Ergo, la mia necessità di rivolgermi direttamente a Te caro Gianfranco, scrivendoti questa missiva e rendendola pubblica, visto che concerne la res publica. Legittimo successore di Almirante, il quale ti definì “un grande italiano”, figlio di un MSI già violentato dall’alibi della democraticità, hai sfornato AN lasciando, ai nostalgici di stampo conservatore, l’amaro in bocca. Hai chiesto scusa per gli errori e gli orrori della storia di cui non avevi colpa, palesandoti davanti ai miei occhi non come un politico ma come “il politico”. Nonostante questa tua tendenza alla centralizzazione, sapevi che da solo non avresti mai vinto le elezioni. Avresti dovuto fare un altro passettino in avanti scendendo a compromessi, coalizzandoti con chi era stato costretto a schierarsi (per non perdere il suo impero) contro i nemici di sempre, i comunisti. E così dalla sala parto dell’opportunismo è nato quel partito unico in cui mi sono ritrovata improvvisamente, senza che avessi la facoltà di scegliere, dove Berlusconi ha usato Te e Tu hai usato Lui. Hai ottenuto una poltrona, Egregio Presidente della Camera, da dove svolgi pregevolmente le tue funzioni. Quasi quotidianamente ricordi a Berlusconi che “lavori con lui, non lavori per lui”, ma non sei stanco Gianfranco? Non sei stanco dei continui sorprusi del tuo datore di lavoro” ? Non sei stanco di far parte di una compagine diventata barzelletta agli occhi del mondo? Non sei stufo di essere ridicolizzato quale “portantino” di chi su quella poltrona ti ha messo? Non ti rendi conto di essere il servo di un padrone che sta facendo del suo incostituzionale modus operandi la normalità? Abbiamo iniziato con le escort, storie di sesso e di potere. Tutto normale se la storia riguardasse un ragioniere e la sua segretaria, ma riguarda qualcun altro. Per gli stessi motivi il Presidente della Regione Lazio si è dimesso, Berlusconi no, non l’ha fatto. Poi c’è stato il lodo Alfano: si sa, i magistrati sono corrotti quanto i giornalisti sono farabutti. In ultimo, il Processo Breve: immorale, bieco, eticamente scorretto. Ergo, non si può più tacere. E’ impensabile che in virtù di questo procedimento chi aspetta giustizia potrebbe passare a miglior vita senza averla ottenuta, è inconcepibile il fatto che chi dovrebbe scontare una pena potrebbe non farlo perchè trascorsi i termini: la giustizia è un diritto! La magistratura in Italia ha bisogno di riforme, le lungaggini processuali sono una mostruosità che ci inserisce tra gli ultimi nella classifica europea. Ma va riformata dal basso, potenziando la macchina dei tribunali e aumentando il numero dei magistrati. Il Processo Breve non è la strada giusta, è anche peggio dell’indulto, oscenità del passato Governo su cui tanto ci siamo battuti. Ma tu sai meglio di me Gianfranco perchè è stato ideato e non mi interessa il fatto di essere una Consigliera di centro-destra per denunciare il tutto. Sono una persona, e come tale ho il diritto di capire, di esprimermi, di render noto il mio pensiero, è la libertà che me lo permette, quella di cui Tu ti stai privando. Non posso pensare Gianfranco che Tu rimanga a guardare. E’ vero che questo Governo è padre di tanti successi, Abruzzo, riforme, piani di sviluppo, leggi anti-stolking, così come è vero che ci sono magistrati a cui Berlusconi non è “simpatico”, ma la legge non la fanno i magistrati. Chi è accusato di un reato deve essere processato, chi è colpevole deve essere condannato. Ti ricordo che neanche l’immenso potere di Craxi partorì un simile antidemocratico pensiero, lui che finì processato come tutti i comuni cittadini e finì la sua vita in terra straniera. Perchè Berlusconi non dovrebbe essere processato come tutti gli altri? Se è innocente, perchè non dimostrarlo? Me lo spieghi Gianfranco? Non puoi continuare a svolgere il tuo ruolo con l’intima speranza che la legge passata al Senato non passi alla Camera, non puoi incrociare le dita affinchè il ko sia la tua salvezza, senza che Tu possa gridare la tua contrarietà. Perchè lo so Gianfranco che a Te il Presidente del Consiglio non piace, che consideri incostituzionali i suoi disegni di legge, che pensi che i molti che lo criticano abbiano le loro ragioni. Ma tu non ti esponi, pensi alla poltrona, e te lo fai piacere il Cavaliere! Ma dove è finita la tua dignità? Dov’è finito l’orgoglio della destra italiana? Dov’è finito il “grande italiano”? Sono fiera di essere del centro-destra Gianfranco, ma non sono fiera di questo centro-destra. Non voglio sentirmi in difficoltà per difendere Berlusconi dagli attacchi che gli vengono mossi, perchè non c’è ragione di difenderlo. Tolga dall’imbarazzo i sostenitori del suo governo affinchè possano continuare a sostenerlo con ragione e si faccia processare! Credo nella Costituzione, nella legalità, nella democrazia, ma Voi me le state portando via. Io non sono una goccia nel mare, il malcontento nel PdL cresce: vorremmo difendere coi denti idee in cui neanche noi crediamo, perchè sappiamo che son sbagliate. Gianfranco, vorrei continuare ad essere fiera di Te, ma con questi presupposti è impossibile. Il Cavaliere non mi ha mai delusa perchè non mi ha mai illusa, Tu sì. Continuerei ancora a stimarTi se credessi anche Tu nei valori dell’onestà, la rettitudine, la libertà. Quella stessa libertà che mi oscura la ragione, che mi trasforma in un fiume in piena, che mi stravolge l’animo, che mi fa parlare con la passione di chi spera, che non mi fa avere paura delle critiche che i miei colleghi mi muoveranno domani. Non ho paura Gianfranco, non averla neanche tu. Non si può più tacere, non si può, non si deve! Allontanati da chi sta consegnando il nord alla Lega, da chi sta creando leggi mostro per i suoi interessi. Ti prego Gianfranco, allontanati dai nefandi giocolieri e dagli abili illusionisti del circo del potere. Non ti interesserà, ma se non lo farai tu, lo farò io. Nella stazione dei sogni il treno si ferma. Io scendo.

LINA PASCA, una Finiana

AMOR IN VERSI…

Così breve è il nostro
Cammino in questo sogno.
Il mondo di una rosa.
Ma noi lo rendiamo Immenso
Con soste di lunghi dolci baci
Sulle foglie aperte
 
(XV sec. a.C.)

«OCCORRE RIMUOVERE IL SEGRETO DI STATO» Intervista su LucidaMente

Il magazine LucidaMente, rivista mensile di cultura ed etica civile, ha intervistato Mario Arpaia il Presidente dell’Associazione Memoria Condivisa  e Lina Pasca sua collaboratrice. In primo piano, come sempre,  il culto della memoria verso le vittime del terrorismo e delle mafie. L’intervista a cura di Simone Jacca è presente sul sito del magazine www.lucidamente.com alla pagina http://www.lucidamente.com/default.asp?page=lastNumber&id=6 

 

«OCCORRE RIMUOVERE IL SEGRETO DI STATO»

Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, un ordigno esplose nei pressi della stazione di Bologna causando 85 morti. Bari fu la città che, in termini di vite umane, oltre il capoluogo emiliano, pagò il prezzo più alto: sette vittime. Il 18 novembre scorso, 29 anni dopo, è stato formalizzato un gemellaggio tra le due città dal fortissimo valore simbolico, per far sì che non si dimentichi la strage, per far sì che non si dimentichino le vittime.
Dell’Associazione Memoria Condivisa, che è stata tra le ideatrici e promotrici di questo storico evento, abbiamo intervistato il presidente Mario Arpaia e Lina Pasca.

Il gemellaggio tra le città di Bari e Bologna può considerarsi un vostro traguardo?
LINA PASCA: «Sì, può considerarsi un nostro traguardo ma soprattutto un traguardo per gli italiani. La collaborazione istituzionale fra le città di Bari e Bologna intende rafforzare l’impegno civile volto a mantenere viva la memoria delle stragi. Le tragedie del nostro Paese non coinvolgono solo coloro che in esse hanno perso la vita e i loro familiari, ma gli italiani tutti».

Memoria Condivisa si impegna a onorare la memoria delle stragi italiani. Quanto il nostro Paese ne ha bisogno?
LINA PASCA:  «Il nostro Paese ne ha un bisogno immenso. Soltanto portando i giovani a conoscenza degli orrori compiuti dai gruppi terroristici estremisti, si può tramandare il messaggio di pace e far capire che chi semina la morte celandosi dietro una bandiera non fa politica. Attraverso il ricordo delle stragi si insegna il valore della vita, il rispetto per la propria e per quella di chi l’ha persa spargendo il proprio sangue innocente. Gli orrori di ieri per i non errori di domani».

La vostra associazione ha affrontato approfondimenti su quasi tutte le stragi dell’Italia repubblicana: da Brescia a Ustica, da Bologna a Piazza Fontana. Esiste un punto di partenza, un anello da cui parte questa catena di violenze?
MARIO ARPAIA: «Il punto da cui nasce il tutto è lo Stato, i suoi poteri, le sue sovrastrutture e gli interessi politici e sociali ad esso legati. Ma non bisogna partire dagli anni di piombo per formulare delle ipotesi. La tesi delle collusioni ad altissimo livello partono già dalla strage di Portella della Ginestra. Rimasero al suolo 11 morti e 27 feriti, in quella che viene ricordata come la prima strage del secondo dopoguerra, contadini che manifestavano contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte. È il primo maggio 1947, siamo ancora molto distanti dagli anni del terrorismo rosso e nero degli anni Settanta, ma la matrice di collusione tra poteri politici e criminali è la stessa».

Giuseppe Casarrubea è uno dei pochi storici pronti a sfidare la storia stessa e a riscriverla. Onorare la memoria degli eventi tragici può essere sufficiente? Oppure, a volte, è necessario metterli in discussione?
MARIO ARPAIA: «Ho avuto l’onore di conoscere Casarrubea, persona squisita e disponibile; mi ha deliziato con la sua cultura in un incontro a cui ha partecipato con serietà e maestria. Alle mie domande su Portella della Ginestra ha risposto in maniera esauriente e circostanziata. L’aspetto che mi ha colpito in modo particolare è stato l’intreccio tra fascismo, mafia, servizi segreti e Cia e la conoscenza approfondita della questione da parte dello studioso. È chiaro che non basta solo ricordare, ma occorre approfondire e scardinare gli eventi con un’analisi critica e oggettiva dei fatti. Un obiettivo importantissimo su cui dovremmo tutti batterci è la rimozione del segreto di Stato; eppure, a distanza di tanti anni dalle stragi, non si riesce a toglierlo, sia che governi la sinistra, sia che sia al potere la destra. La chiave di tutti i misteri è nelle migliaia di pagine chiuse nei dossier impolverati custoditi nei palazzi del potere».

L’Italia ha vissuto anni terribili di mafia e terrorismo. Si possono considerare una pagina chiusa della nostra storia?
LINA PASCA: «Dipende cosa intendiamo per pagina chiusa. Dove c’è uno Stato che non funziona come dovrebbe esistono apparati criminali che vivono nello Stato stesso e che di esso si “nutrono”, insinuandosi nelle strutture del potere. Certo è che con i grandi nomi del sistema mafioso ormai dietro le sbarre, molto si è fatto. Ma non tutto. Non bisogna credere che la parola “mafia” voglia dire semplicemente “uomo d’onore” o “pizzo”. La mafia può essere molto più subdola di ciò che crediamo ed essere presente in maniera occulta anche dove avremmo giurato non potesse esistere. La stessa cosa vale per il terrorismo. Si è evoluto. Un tempo i rivoluzionari colpivano lo Stato con le grandi stragi che, come sappiamo, seminavano la morte tra la gente comune. Oggi si guarda dritto al fulcro della politica e si colpisce al cuore delle istituzioni. Gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi ne sono la prova».

Dopo lo storico gemellaggio Bari-Bologna, qual è il prossimo traguardo che Memoria Condivisa si prefigge di raggiungere?
LINA PASCA:  «Ogni giorno che passa per noi è un traguardo. Abbiamo in mente idee e progetti che mettano in risalto il tema centrale della nostra associazione, il culto della memoria, il ricordo per chi ha perso la propria vita o perché aveva degli ideali o perché si è trovato coinvolto per puro caso in una tragedia. Stiamo lavorando per portare nelle scuole Agnese Moro, figlia dello statista rapito ed assassinato dalle Brigate rosse. Il suo sarà un altro prezioso messaggio rivolto ai giovani. Ovvero che bisogna ricordare il passato per guardare al futuro, e vivere il presente facendo dell’onestà la bandiera della propria vita, perché si può credere in qualcosa, avere degli ideali e degli obiettivi, senza che questi debbano necessariamente scontrarsi con l’assenza di morale. L’etica deve far parte della nostra vita così come l’aria che respiriamo. Speriamo che la nostra associazione contribuisca, anche se in misura minima, a far respirare ai giovani questa preziosa aria».

SIMONE JACCA