Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per giugno, 2010

LA COSCIENZA DI UN PEDOFILO

La mano grande e gelida di un uomo attempato e senza coscienza. Si intrufola nell’anima della bimba che a sei anni nulla conosce dell’infamia dei grandi. Le sfiora la pelle, le solca l’animo sino a rubarne la vita. Due occhi grandi di un azzurro profondo come il mare e più del mare verranno inghiottiti dalle grosse fauci della libido insana di un essere malato. Come chi in quel mare è annegato vedendo a meno di un metro la brutta faccia di quell’arpia che è la morte, come chi ha sentito il fiato strozzarsi in gola fino all’ultimo sofferente sospiro, ecco pervadere la stessa terribile e interminabile paura.

La coscienza. Cos’è per quell’orco la coscienza? Mente e corpo uniti dallo stesso perverso vizio, senza distinzione e netta divisione tra il centro emozionale positivo e l’involucro di un metifico corpo. Coscienza quale capacità cognitiva di distinguere il bene e il male e riflessione del pensiero etico giusto su stesso. La coscienza. Mera espressione del mondo interiore o dell’attività celebrale frutto di esperienze di vita vissuta. Qualunque sia la definizione che filosofi e neurologi danno alla coscienza, nulla si può di fronte a chi l’altrui mancanza di coscienza l’ha vissuta sulla propria pelle distruggendo una serenità interiore che mai più ritornerà.

Un piccolo corpo violato è la dimostrazione di quanto infame può essere l’uomo nella sua assoluta mancanza di coscienza. Un uomo che ha malvagi pensieri, un uomo che rapisce un angelo dal suo caldo angolo di paradiso scaraventandolo fino al piano più infimo dell’inferno, un uomo che sorride nel vedere le lacrime rigare il viso di una piccola creatura, un uomo che raggiunge la gioia nell’osservare un corpicino nudo, questo ed altro ancora, è l’emblema della non coscienza.

<<Ricordo la sua risata diabolica alle mie preghiere di lasciarmi andare – mi confida Lisa, oggi trentenne – ricordo quanto si sentisse forte e padrone di me quanto più lo imploravo di smetterla. Sento ancora sulla mia pancia da adulta, oggi, le sue dita, allora, premermi sul piccolo ventre, quasi a pregustare ciò che avrebbe toccato poi>>. Nel sentire questa raccapricciante storia, una strana e indescrivibile sensazione s’impadronisce di me, un malessere quasi fisico mi opprime l’animo e un senso di disgusto e quasi di vomito inquina il mio essere dapprima sereno e in apparenza preparato al racconto. Uno stato di agitazione pervade ogni fibra del mio corpo, nulla riesce più a togliermi dalla vista e da una surreale immaginazione i momenti terribili che Lisa, bambina, avrà dovuto sopportare.

Le lacrime… quante lacrime… prima le immagino e poi le vedo. E’ di fronte a me questa donna, bella, intelligente, folta chioma ramata e timide lentiggini su viso ceruleo; un marito che la ama e la rispetta, un bellissimo bambino, un lavoro appagante e una vita di successi. E’ di fronte a me solo una di chissà quante vittime dell’abominio di chi una coscienza non ce l’ha.

<<Mio figlio non saprà mai quello che mi è successo alla sua età, né mio marito conoscerà mai la verità – continua Lisa, mentre il tono della sua voce tenta invano di celare l’amarezza- potrei dar loro una sofferenza  ancor maggiore di quella vissuta da me ventiquattro anni fa e che mi tormenta l’animo ogni istante della mia vita>>. Si ferma un minuto, giusto il tempo di gestire il suo pianto, ricomporsi con dignità e rivolgermi un breve e sofferente sorriso. <<Oggi sono serena – continua Lisa con la voce divenuta sempre più flebile –  ma non tornerò mai più la bambina spensierata e felice che con infantile innocenza bussava alla porta di quel suo vicino di casa senza coscienza. Non sarò mai più la stessa.>>

Ho gli occhi spalancati nell’innaturale tentativo di contenere le lacrime, i pugni serrati a stringere la rabbia che a mala pena riesco a trattenere, e solo per caso mi accorgo che quasi mi ferisco le mani con le mie unghie allungate. Il tutto si conclude con un abbraccio. Dentro ci sono le parole che non riesco a dire. Da oggi non sarò mai più la stessa nemmeno io.

LINA PASCA

da www.le-cercle.it

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EROS

 

EROS

Malìa di occhi a scrutare l’incanto
ebbrezza di fuoco tra estasi e vanto
fende lama di spada di brame
sino a solcar le viscere arcane

Demone infesto di furente passione
membra in affanno in beata visione
più forte di fiumi in odor di tempesta
più cheta di riso di pargolo in festa

Piume di falco nell’immenso Creato
megere tremanti d’anelito e fiato
a sfidar tramonti e desolate aurore
soffocate dal tocco del Dio dell’Amore

Eros soave, tormento struggente
silenzio ed arbitrii di insanita mente
liberi corpi tra peccato ed ardore
struggono l’animo col dramma del cuore

Nessun’età a violarne presenza
t’annebbia il lume sino a demenza
capriccio del corpo, fiamma di Dio
distrugge l’anima e l’essenza dell’Io

Mistica piaga di ignavia quiete
lasciò spazio a famelica sete
come ladri di luce portatori di croce
della carne morimmo a sentirne la voce

 

 

LINA PASCA

Creazione letteraria. È vietata la riproduzione.