Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per settembre, 2010

L’IGNORANZA

Credo che la persona ignorante sia più felice. Ignora la giustizia, ignora la beltà dei valori, ignora il retto modus vivendi, ignora il bene e il male nella loro perfezione. L’ignorante vero fa paura. Fa più paura del cattivo. Non mi spaventa “l’ignorante in materia”, colui che non è sufficientemente a conoscenza di una branca del sapere, di un fatto o di una circostanza, mi fa paura colui che ha una percezione errata della realtà.

L’ignorante vero è quello che è convinto di avere la cognizione assoluta di un aspetto del vivere, senza ammettere la possibilità del contraddittorio. Tesi e antitesi, nella dialettica filosofica o comune, sono una dimostrazione della libertà d’espressione e del confronto civile. In assenza di tali elementi si palesa la dittatura dell’ignoranza. Il modo d’agire, indifferente a qualsiasi nozione di libertà individuale, viene assorbito dalla massa come vademecum, imprescindibile al modo d’agire stesso. E non importa se esso sia corretto o meno, se la modalità d’azione sia basata sulla legalità etica e/o costituzionale che è alla base di ogni comunità civile.

Viene adottato quasi sotto forma di ius non scriptum, un modo di fare “ignorante” dei valori fondamentali dell’essere, consuetudine che diventa modus operandi prima, modus vivendi poi. In questo scenario, malafede e ignoranza spesso si fondono o si confondono. O nel circo dell’opportunismo “i colti/sapienti con la cattiva coscienza” si approfittano dei “buoni ma ignoranti”, attirando l’attenzione delle persone nella direzione prestabilita per l’affermazione dei propri fini, o l’ignorante è già colui che è in malafede, ed è nella consapevolezza e la mercificazione della sua malafede che si cela dietro l’alibi dell’ignoranza. In questo caso, la miccia non può che provocare un grande botto.

Ed è così che cala il sipario sul lato osceno del mondo: sacche di ignoranza globale si diffondono e si moltiplicano come larve di mosche andando a stereotipare il modo di fare, di agire e di pensare.

Ecco che la mafia viene coperta dalla vergogna dell’omertà in chi, nei sobborghi siciliani, ancora crede che il Robin Hood “Don baciamo le mani” rubi al ricco per dare al povero.

Ecco venir fuori l’ignoranza sviscerata di colui che “porta rispetto” all’uomo d’onore, che venera il boss dei quartieri di Napoli, che si prostra a un “galantuomo”!

Ecco che la quattordicenne disgraziata, figlia di un quartiere popolare della periferia di Crotone, dovrà unirsi in matrimonio a quell’omuncolo di qualche anno più grande che l’ha resa oramai carne consumata.

Ecco che l’italiano del nord, autoconvintosi a suon di caz….. a definirsi padano, acclama dal fondo del palco un altro omuncolo (degno di quel di Crotone) che, delirante, strilla alla folla <<che l’Italia è degli italiani e che gli immigrati vanno cacciati a calci nel sedere>> (ndr: il termine usato è un altro, ma non lo ripeto a vantaggio di chi non è ignorante).

 Ecco che la povera madre di famiglia con la seconda elementare, o con una laurea in lettere (è uguale), per scongiurare gli effetti del malocchio che la vicina di casa ha fatto al suo bel figliolo, va a versare tutto lo stipendio e di più nelle mani della maga senza scrupolo. Un corno, un liquido miracoloso e una foto da bruciare con tanto di litania valgono più di un titolo di studio.

L’ignoranza è spesso sinonimo d’insensibilità. E’ vero. Consiste nel non capire la sofferenza, il dolore, il disagio altrui. Io dico che l’ignoranza è soprattutto un’immensa tristezza.

 

LINA PASCA

da www.le-cercle.it

ANNO SCOLASTICO 2010: LA GUERRA TRA POVERI

<<Precario, precario, precario…>> No, non sono impazzita. E’ solo lo status dei tanti che affollano questo immenso parcheggio nel disastrato mercato del lavoro. Tagli, finanziaria, decreti, forse mangeranno queste parole ad ora i pranzo i tanti precari piemontesi.

Quattro precari della scuola milanese sono entrati in sciopero della fame, seguendo l’esempio dei colleghi di Taranto, Roma, Benevento e Pordenone.  E a Torino e nel Canavese la situazione non è certo migliore. Sono dovuti intervenire i Carabinieri alla Scuola Media torinese Ada Negri, al momento della chiamata dei supplenti annuali. Con 350 cattedre assegnate, la graduatoria si è praticamente esaurita e la giornata è finita tra l’angoscia di chi un posto non ce l’avrà nemmeno quest’anno e la soddisfazione temporale di chi potrà pagare il mutuo almeno per i prossimi 12 mesi. Scene di delusione e di amarezza senza conforto si sono viste anche all’Istituto Berti, sempre nel capoluogo, dove chi ha ottenuto il posto ha dovuto alternare il suo sospiro di sollievo a messaggi di solidarietà per chi invece il posto non l’ha avuto.

<<Ho visto la disperazione sul volto di molti di loro. Ho visto le lacrime>> A dichiararlo è Romano, precario plurilaureato, tra quelli che sabato scorso aspettavano la nomina per un posto Ata. <<Eravamo in trecento circa. Le forbici del duo Tremonti-Gelmini, binomio espressione dell'”amorevole” presidente Silvio Berlusconi, di lì a poco avrebbero effettuato “un coup” su molte delle circa trecento persone in attesa. Sono uno dei fortunati (nella sfortuna) che ce l’ha fatta>>.

Ha in tasca la nomina ora Romano (non sa ancora per dove), che per un anno gli garantirà un lavoro retribuito con 950 euro. Alle volte. Già, perché alla fine non è così. Residente in un piccolo paesino a sud di Torino, ha viaggiato lo scorso anno sei giorni su sette alla volta di Ivrea, con spese di spostamento che rasentavano i 100 euro mensili e ore di viaggio giornaliere, lievitate a sei (treno+bus) a causa di lavori su un ponte ferroviario, in un Paese dove si plaude all’alta velocità. <<Agli svantaggi della distanza e al morale a pezzi – chiosa Romano – si aggiunga che nella scuola non esistono i buoni pasto, per cui altra somma da decurtare al già non esaltante stipendio mensile>>.

Esausta e col morale a pezzi è Raffaella: «Io non ho figli, ma ho il mutuo da pagare e così ho accettato una cattedra a Ivrea. Scade il 30 giugno ed è fatta di tre spezzoni, due diurni e uno serale. Ora sono qui sperando di trovare qualcosa di più vicino a casa». Mentre la tensione con i docenti saliva e si sentivano gli oltre 200 presenti urlare «vergogna!>> Monica ricordava lo scandalo di un costo che sta diventando obbligatorio per gli insegnanti in graduatoria «I corsi di specializzazione on line – afferma – valgono 3 punti, se non li fai vieni superato da altri. È una farsa, la speculazione di alcune agenzie di formazione avallata dal ministero»

E mentre il Governo continua a ripetere che “tagli non ve ne saranno” ripenso a Romano e alla sua voglia di partire, di lasciare l’Italia. <<Un’Italia in cui si fa appello ora al senso di responsabilità – afferma – Già, ma prima? Dove erano coloro che oggi inneggiano al senso di responsabilità e fanno carta straccia delle sentenze? Dove erano coloro che percepiscono 435 volte la somma di un operaio? Dove erano quando si arricchivano con le speculazioni e noi, a sporcarci di olio, di grasso, di sudore, con contratti a termine, interinali, ci impoverivamo mentre lor signori si arricchivano? >>

Me lo chiedo anch’io dov’erano, me lo chiedo insistentemente. Ma come Romano, Raffaella, Monica e i tanti precari della scuola italiana, piemontese e canavesana, anch’io non ho una risposta.

 

LINA PASCA