Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per novembre, 2010

LA TERRA TREMA, IL CORROTTO NO

In occasione del recente 30° Anniversario del terremoto dell’Irpinia, e a 2 anni dal terribile sisma dell’Aquila,  ripropongo, rivisitato, il pezzo “La Terra Trema, il Corrotto No”

Nei paesi di Lioni, Sant’angelo, Caposele, Calabritto, Conza, ed altri piccoli comuni situati al confine tra Campania e Basilicata, la scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter, la sera del 23 novembre 1980, causò 2.735 morti, 8.850 feriti. Un’ apocalisse, 36 i paesi rasi al suolo.

Qualcuno dice che non si può prevedere un terremoto. Io dico che  la responsabilità degli amministratori locali a gestire la geometria di un paese senza piani regolatori fu palese.

Nessun politico tutelò la vita di chi in quei paesi ci viveva, di chi in quei paesi la vita la perse.

La morte di quasi 3.000 persone fu la ricchezza per altre. Su quelle macerie, politici democristiani prima e socialisti poi fecero altro scempio e costruirono il proprio potere. La spesa per la ricostruzione fu allargata a macchia d’olio così come l’area d’intervento.

Grazie ad un’inchiesta avviata nel 1990 da Indro Montanelli sulle pagine de il Giornale, fu costituita “Mani sul terremoto”, una Commissione Parlamentare d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.

La Commissione stabilì che grazie a politici quali Ciriaco De Mita, allora Presidente del Consiglio, Paolo Cirino Pomicino, Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Francesco De Lorenzo, il commissario Zamberletti che aveva gestito i soccorsi e altri amministratori (spazzati poi via da Tangentopoli), 58.600 miliardi delle vecchie lire su 70.000 stanziati erano finiti misteriosamente nel nulla. Spariti. Finiti anch’essi sotto le macerie.

Mazzette, tangenti, appalti e quote di partito. Chiari i legami tra la classe politica e la camorra locale: un grande “affaire” costruito sul sangue di 2.735 morti.

Nel frattempo più di 35.000 persone continuavano a vivere nei containers ringraziando Dio per aver lasciato loro almeno la vita.

I comuni rasi al suolo insieme a quelli danneggiati furono complessivamente un centinaio. Eppure, entrarono a far parte della lista dei comuni terremotati, quindi destinatari di contributi statali per la ricostruzione, 687.

Politici corrotti in Campania, Basilicata e Puglia, prosciugarono i soldi stanziati per i disgraziati che continuavano a vivere nei containers. Molti di loro, nel corso degli anni,  misero al mondo dei figli, i quali, a loro volta adulti, finirono anch’essi all’altare senza mai aver visto una casa.

Dopo il sisma Avellino fu la provincia italiana in cui furono vendute più Volvo e Mercedes.

Dopo il sisma, a poche centinaia di metri dai campi roulotte, sorsero sontuose ville hollywoodiane.

Dopo il sisma, gli avellinesi divennero improvvisamente amanti del mare: fino al 1980 in tutta la provincia i possessori di yacht erano  stati meno di 10, qualche anno dopo se ne contarono un centinaio.

L’epilogo della vicenda? Lo scorso anno, la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto che per alcuni imputati al processo il reato sussiste, ma è scattata la prescrizione. Gli imputati per corruzione – vale a dire spreco, malaffare, ruberie – non sono stati assolti, anzi condannati, ma prescritti. Risultato? Impunità assicurata.

Dopo il danno, per tutti coloro che sulle strade del terremoto hanno lasciato la vita o la dignità, è arrivata la beffa.

Direi che ancora una volta in Italia si vive di paradossi. Grazie alle leggi italiani, la terra trema, il corrotto no.

 

LINA PASCA

LO CHIAMANO ABUSO

08 marzo 2012 – In occasione della “Festa della Donna” ripropongo, adattato, “Lo Chiamano Abuso” , pezzo che non ha bisogno di presentazioni. Vuole essere solo un invito alla riflessione e alla sensibilizzazione di un problema enorme per il quale si è fatto ancora troppo poco.

LO CHIAMANO ABUSO

Nell’era dell’emancipazione sono ancora tantissime le vicende che vedono un numero impressionante di donne come vittime. Vittime di violenze, stupri, forme diverse di vessazione e persecuzione, molestie, brutalità. In alcuni stati dell’Africa, nel sud della penisola araba e nel sud-est asiatico sono ancora oggi praticate le mutilazioni genitali femminili.

L’infibulazione, asportazione del clitoride cui segue la cucitura della vulva, si pratica su adolescenti, bambine o neonate a seconda della tradizione locale. Ad essa segue la defibulazione, scucitura della vulva, che viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Si ha così la certezza che ella non sia stata posseduta da nessun altro uomo. La donna quindi non ha nessuna libertà, né di agire, né di pensare, né di vivere l’amore come meglio crede. In sostanza non esiste. E’ un oggetto nelle mani dell’uomo padrone, prima il padre, poi il marito. L’escissione lede in modo esponenziale la salute fisica e psicologica delle donne e delle sfortunate bambine che ne sono protagoniste. Non è da dimenticare che l’intervento è il più delle volte praticato senza l’ausilio di nessuna norma igienica e improvvisato da “macellai” senza scrupoli. L’infibulazione, difatti, provoca ogni anno numerose morti tra le sfortunate piccole o grandi donne, vittime di infezioni letali.

Ancora tanto diffuso il fenomeno della lapidazione, pena di morte nella quale chi ne è condannato muore attraverso il lancio di pietre, spesso con la partecipazione della gente comune. E’ una barbarie praticata soprattutto nel mondo islamico. La lapidazione delle donne musulmane avviene persino quando una donna viene violentata, in quanto rea, se sposata, di aver avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. In questo caso, la donna viene condannata a morte e uccisa attraverso il lancio di pietre da parte della folla, lo stupratore rimane impunito. E’ di un paio di anni fa la triste vicenda di una ragazzina iraniana di 13 anni, violentata dal fratello, rimasta incinta, e condannata alla lapidazione per rapporti sessuali illeciti ed incestuosi.

Non occorre andare oltre i confini del nostro bel Paese per parlare dei casi di stupro. Potremmo definire lo stupro come fa il codice penale italiano, che lo definisce costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali.  Una definizione fredda, arida, sterile. Senza sentimento. Il legislatore non poteva fare altro. La definizione giusta dello stupro, in realtà, può essere data solo da chi ne è stata vittima. E’ l’umiliazione più grande che una donna possa subire. Entra nell’anima e l’anima toglie. E’ la sopraffazione sulla parte più intima del suo essere, dell’intero mondo della donna, del suo corpo così come della sua anima. E’ l’annientamento assoluto della sua libertà, della sua vita, dei suoi sogni. Donne che hanno subito violenza nella loro vita, non saranno mai più le stesse. Lo stupro cambia il corso della vita della donna che lo subisce, modifica il suo carattere e la sua personalità. Più della metà (è dimostrato dalle statistiche) è destinata a vivere gravi episodi di depressione, addirittura il 17% si toglie la vita. Chi decide di non farla finita e ha il coraggio di andare avanti, vivrà il resto dei suoi giorni con innumerevoli difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto nel rapporto col sesso forte. In seguito allo stupro, molte di queste donne vivono la situazione con senso di colpa e vergogna, tendono addirittura a colpevolizzare se stesse per l’accaduto.

Non dimentichiamo che di frequente la violenza viene perpetrata all’interno della stessa famiglia d’origine. E’ tra le mura di casa che spesso si consumano drammi atroci; il padre, il fratello, lo zio o il vicino di casa possono essere gli orchi cattivi. In questo caso è tutto più difficile. Spesso alle violenze fisiche sono correlate violenze psicologiche che fanno sì che l’esercizio del potere e il controllo da parte del familiare diventi per la donna un tunnel senza uscita. Questa è la ragione per cui la maggior parte dei casi finisce con una mancata denuncia.

Ergo tocca a chi governa il Paese dar vita ad una legge adeguata che possa finalmente punire gli animali a due zampe (senza offesa per gli animali). Tolleranza zero e nessun atto di clemenza nei confronti di chi si macchia di un reato così grave quale può essere la violenza carnale. Ricordo che solo dal 1996 lo stupro non è più reato contro la morale ma contro la persona. E’ solo da allora che non è più considerato semplicemente reato offensivo del buon costume e della morale comune, ma reato contro la vittima e la sua integrità psicofisica.

Nel mondo ogni 2 minuti una donna è vittima di stupro. Questo vuol dire che nel mondo ogni 2 minuti una donna muore. Lo chiamano abuso ma in realtà è la morte. Perché la morte più grande è proprio quella che ti lascia in vita.

LINA PASCA

LE MENZOGNE NEL SACCO

Al di là di ogni perversione, stile di vita o bunga bunga degni del nostro Presidente del Consiglio, ciò che interessa a Generazione Italia è la crisi finanziaria che il nostro Paese sta attraversando e una conseguente necessaria modernizzazione del mondo del lavoro adeguata alle richieste del mercato corrente. Non è della costituzionalità di un lodo già di per se incostituzionale (quindi non passibile di ulteriori approfondimenti) che vogliamo riempire le pagine dei nostri network. Non è dell’ultimo capriccio sotto le lenzuola di chi governa questo Paese che a noi interessa. E non perché come qualcuno erroneamente pensa trattasi di gossip: quest’ultimo riguarda la gente dello spettacolo, non i nostri onorevoli ministri. Ma perché ora siamo arrivati veramente alla fine. La fine di un sogno fatto di cartone, di un Paese dove tutto va bene e dove la crisi non esiste, dove chi si può permettere festini a base di champagne, dimentica chi non arriva a fine mese. Abbiamo bisogno che qualcuno restituisca dignità al popolo italiano, un popolo preso in giro, umiliato, incantato, che ha creduto in chi ha promesso e ancora continua a promettere. Il che, si badi bene, non è reato se lo si fa in buona fede. Ma mentire, NO! Il Paese sta crollando, aumentano i disoccupati, i cassaintegrati, i precari, i lavoratori subordinati. Non è terrorismo, quello lo lasciamo ai talebani. E’ realtà. Neanche il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che è sempre stato dissenziente sui dati sull’economia forniti dall’Istat e dalle associazioni di categoria, ha potuto negare la veridicità delle ultime analisi di Mario Draghi sull’occupazione. Secondo il Governatore della Banca d’Italia, lo scenario dell’occupazione italiana è quantomeno preoccupante: il tasso di disoccupazione pari all’8,5%, sale addirittura al di sopra dell’11% se si considerano i cosiddetti inattivi, cioè quelle persone che non cercano più lavoro. C’è qualcosa che non torna tra le analisi di Draghi e l’ottimismo di Berlusconi. E’ segno questo che i dati sono fallati e siamo tutti benestanti o che la tesi da paese del mulino bianco reclamizzato dal Presidente del Consiglio fino a qualche settimana fa comincia a mostrare cosa c’è realmente nel sacco? Niente, direi. Nel sacco non c’è niente, se non menzogne. Stare con Fini, non vuol dire solo aderire ad una politica fatta di legalità e di meritocrazia, dove le liste elettorali sono fatte dalla gente e non imposte, non vuol dire solo ridare all’Italia, ormai sbeffeggiata ed umiliata dal sarcasmo internazionale, l’immagine di un grande Paese qual’è, non vuol dire solo ritornare ad avere e pretendere rispetto per le Istituzioni, per la Magistratura e per la Carta Costituzionale, ma vuol dire anche e soprattutto sgombrare il campo dalle menzogne, rimboccarsi le maniche e prendere di petto questa situazione vergognosa che è a metà tra il tragico e l’inverosimile. Dobbiamo prendere coscienza che l’Italia è pienamente nel vortice di una crisi grave e contagiosa, guardarci allo specchio con la consapevolezza che il sogno di carta si è sbriciolato. L’Italia immobilizzata dall’incantatore mediatico deve avere la forza di uscire da questo tunnel di apparenze e frustrazioni. Solo se ci rendiamo conto di quella che è la verità, possiamo farcela. Così come i nostri nonni nel dopoguerra, tocca ora a noi combattere per riprenderci la nostra Italia. Noi, insieme a Gianfranco Fini.

 

Lina Pasca

da www.generazioneitalia.ivrea.it