Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per La Storia Siamo Noi

DON DIANA, ASSASSINATO E DIFFAMATO

Mi piacerebbe che oggi uno dei tanti giornali nazionali dedicasse una pagina al testo scritto da don Diana nel lontano ‘91, il cui titolo non è “Per amore della mia donna non tacerò”, ma è “Per amore del mio popolo non tacerò”, dove quello verso un popolo è un amore immenso, decisamente diverso rispetto a quello che si può provare per una donna.


E’ una sorta di amore incondizionato, senza limiti, senza pretese.  Lo stesso amore universale di Gesù Cristo morto su una croce, quale sacrificio per noi. Gesù Cristo è stato, ricordiamolo, il più grande “diffamato” nella storia dell’umanità…

L’amore per una donna ti dà anche, l’amore verso un popolo ti toglie, e al popolo non chiede nulla.

Oggi, però, trovare  su un quotidiano nazionale un ricordo di Don Diana non sarà possibile. Non è di moda, non fa tendenza… E poi cosa vuoi che importi alla gente di un prete ucciso dai Casalesi rispetto a chi ha vinto l’ultimo talent show o a chi appartiene il cuore della velina mora?

Già… Allora ricordiamolo noi.
Alcuni passi del discorso:

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
(…)

Vi sembrano parole scritte da un camorrista? O da un “femminajuolo”?
Con questo documento don Diana ha firmato la sua sentenza di condanna.
E’ stato assassinato il 19 marzo 1994. Era nella sacrestia della Chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe mentre si accingeva ad officiare la Messa. I quattro colpi sparati dai due killer non gli hanno dato scampo. E’ morto all’istante.
Wikipedia, nella sua biografia, lo definisce “vittima innocente della camorra”.
Un giornale l’ha definito “camorrista”.
Quando l’ha fatto l’ha ucciso un’altra volta.

Tra poco sarà Pasqua. Chi è cristiano sa che la Pasqua è rinascita, è la rivincita della morte sulla vita.
Sia Pasqua ogni giorno nei nostri cuori, allora. Lì vivano sempre e per sempre Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Don Diana, carabinieri e poliziotti massacrati per servire lo Stato.

Se sarà così, nessuno potrà permettersi di restare indifferenti di fronte al nostro ricordo.

Questi eroi parleranno per noi…
Oggi Don Diana parla per noi…
Con il loro sangue, con il loro ricordo, con le loro gesta sarà ogni giorno una nuova Pasqua.

Lina Pasca

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Lina Pasca – Futuro e Libertà, Milano 12/02/11

Clicca su:

http://www.youtube.com/watch?v=dGKq36eyuRw

e potrai ascoltare il mio intervento all’Assemblea di Futuro e Libertà tenutasi a Milano l’11, 12 e 13 febbraio 2011.

SAPORE DI HAREM

E’ avvenuto qualche mese fa l’incontro tra Berlusconi e il leader libico Muhammar Gheddafi, a fine agosto esattamente. Può darsi che io abbia preso un colpo di sole visto la calura di quei giorni, ergo mi sovvenga con così tanto ritardo. O può darsi che solo adesso mi si venga a palesare davanti agli occhi un’immagine terribile: siamo anche noi in dittatura come in Libia?

Fonti di Governo avevano riferito, a poche ore dal rendez-vous, che i colloqui si erano incentrati prevalentemente sulla politica internazionale, in particolare sull’Africa, e sul Medio Oriente. Gheddafi, sotto una tenda beduina allestita presso la residenza dell’ambasciatore libico a Roma, aveva altresì ribadito la disponibilità della Libia a incentrare imprese italiane nel suo Paese. Felice epilogo, questo, della firma del trattato di Amicizia tra Italia e Libia di cui ricorreva il secondo anniversario. Ah, il partito dell’amore…

In serata si era poi dato il via ai festeggiamenti: cena, sfilata equestre di 30 cavalli berberi portati appositamente da Tripoli, e Carosello dei Carabinieri. Ignoro se con le alte temperature agostane, il leader libico avesse fatto richiesta, come avvenuto nel novembre 2009, di 200 ragazze, tutte rigorosamente sopra il metro e 70, a cui dare lezioni di Islam.

Ignoro il motivo per cui quelle tra il metro e 60 / un metro e 65 non potessero meritare il diritto alla “catechesi gheddafiana ” e soprattutto il regno di Allah (a parere del Muhammar, intendo). Ignoro pure se le ragazze in questione dovessero essere necessariamente illibate, anche se questo mi sembra poco probabile visto che come pony express era stato incaricato Silvio. Nel Paese delle Quote Rosa, chi s’intende più di donne come il nostro Presidente del Consiglio?

Chi non capisce l’amicizia tra Italia e Libia è prigioniero del passato” aveva dichiarato Berlusconi. Certo che se ogni volta che uno deve ospitare un amico, non so, a casa propria, in albergo, (o anche in tenda, fate voi) gli deve portare 200 ragazze, il fatto diventa un po’ complicato. Dove le trovo io 200 ragazze se un mio vecchio amico viene a farmi visita? Se cerco tra le insegnanti precarie, le ricercatrici, le casseintegrate, le disoccupate, a 200 ci arrivo sicuro. Anche a 2000. E anche a 20.000. Purtroppo.

Però è proprio un Paese strano il nostro: gli ex colonnelli di AN, La Russa e Gasparri, avevano appoggiato l’accoglienza riservata al leader libico, ma gli alleati leghisti non avevano proferito parola. Ma come, non volete più far disputare le maratone nelle vostre città perchè a vincere sono sempre i negri in mutande, e su Gheddafi no comment?

 

Ha ragione Berlusconi, siamo proprio degli ignoranti: lui vuole guardare al futuro e noi guardiamo al passato! Ha ragione lui, su tutta la linea: Chi non lo vota è un coglione. I magistrati sono comunisti politicizzati. In Italia c’è una grande libertà di stampa. Gli studenti meritevoli stanno a casa a studiare, quelli asini in piazza a protestare. Mangano è un eroe. La mafia è stata sovradimensionata dalle fiction e dai giornalisti anti-camorra. Rosi Bindi è più bella che intelligente. La crisi è un’invenzione dei media. La spazzatura sparirà da Napoli entro 3 giorni. E’ meglio andare con le ragazze che essere gay.

Le sue foto “come mamma l’ha fatto” pubblicate da El Pais? Balle, tutti fotomontaggi: è un giornale comunista. Escort che parlano degli incontri anche con le minorenni? Altre balle… è tutta gente gelosa delle sue ricchezze e invidiosa del suo Viagra. Calunnie, calunnie, solo calunnie.

Quel che conta nella vita (sua) è l’Harem. Come quello di Gheddafi. Oddio, mi si presenta davanti agli occhi di nuovo l’immagine terribile di prima: ho vissuto finora pensando di essere in un Paese democratico, e ora invece mi trovo in una dittatura? Come hanno potuto mentire in tutti questi anni i grandi della politica, di destra, di sinistra, di qualunque parte del Parlamento? Vivo in un Paese come la Libia, sotto il dittatore sultano Silvio Berlusconi, e continuano a chiamarla democrazia? Oh mio Dio, mi giunge un altro dubbio: ma sarò davvero cristiana o sono musulmana anch’io e non lo so? Non dovrò mica mettere il velo? No, mi sto facendo problemi per niente, tanto al metro e 70 io non ci arrivo… che fortuna…

Fatto sta che tra noi e i libici non c’è nessuna differenza: siamo anche noi in un sultanato.  E’ lui il nostro sultano.

Lui che mortifica le donne, il loro valore e il loro ruolo sociale, provinandole in casting per festini di lusso nell’ harem di Villa Certosa. Lui che mercifica anche le minorenni a corpo-oggetto come avviene nei Paesi integralisti mentre i suoi generali si indignano per la fine riservata a Sakinè.

Lui che da quando è lì, dove noi italiani lo abbiamo mandato, sta cercando di svuotare la Costituzione di contenuto per togliere potere al Parlamento.

Lui che si gratifica e si compiace del suo potere, che non distingue fra pubblico e privato, basta sia finalizzato ai suoi interessi.

Lui che ha reso prioritaria sulla crisi economica la riforma della giustizia per godere dell’immunità ed evitare di essere processato.

Lui che controlla 6 televisioni su 7 e che sa che solo 20 persone su 100 si informano attraverso i giornali, le altre 80 attraverso i suoi telegiornali. Lui che sa che la televisione non informa: disinforma, disorienta, confonde.

Lui che, attraverso soldatini e veline politicizzate, controlla e ramifica il suo potere nella rete vorace delle Regioni, il sistema del para-Stato.

Lui che, continuando ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni, dice: “ Sono così e agli italiani piaccio come sono, non cambierò”.

Ha ragione. Siamo noi a dover cambiare, siamo noi a doverlo fermare, siamo noi che dobbiamo strappargli di mano il Paese di cui si è appropriato, il Nostro Paese.

 

Nb: la ricompensa per le 200 ragazze riservate al Muhammar ammontava a 50 € ciascuna, per un totale di 10.000 €. Pagati non so da chi nel giorno del Convegno Mondiale della Fao sulla Fame nel Mondo.

 

LINA PASCA

LA TERRA TREMA, IL CORROTTO NO

In occasione del recente 30° Anniversario del terremoto dell’Irpinia, e a 2 anni dal terribile sisma dell’Aquila,  ripropongo, rivisitato, il pezzo “La Terra Trema, il Corrotto No”

Nei paesi di Lioni, Sant’angelo, Caposele, Calabritto, Conza, ed altri piccoli comuni situati al confine tra Campania e Basilicata, la scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter, la sera del 23 novembre 1980, causò 2.735 morti, 8.850 feriti. Un’ apocalisse, 36 i paesi rasi al suolo.

Qualcuno dice che non si può prevedere un terremoto. Io dico che  la responsabilità degli amministratori locali a gestire la geometria di un paese senza piani regolatori fu palese.

Nessun politico tutelò la vita di chi in quei paesi ci viveva, di chi in quei paesi la vita la perse.

La morte di quasi 3.000 persone fu la ricchezza per altre. Su quelle macerie, politici democristiani prima e socialisti poi fecero altro scempio e costruirono il proprio potere. La spesa per la ricostruzione fu allargata a macchia d’olio così come l’area d’intervento.

Grazie ad un’inchiesta avviata nel 1990 da Indro Montanelli sulle pagine de il Giornale, fu costituita “Mani sul terremoto”, una Commissione Parlamentare d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.

La Commissione stabilì che grazie a politici quali Ciriaco De Mita, allora Presidente del Consiglio, Paolo Cirino Pomicino, Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Francesco De Lorenzo, il commissario Zamberletti che aveva gestito i soccorsi e altri amministratori (spazzati poi via da Tangentopoli), 58.600 miliardi delle vecchie lire su 70.000 stanziati erano finiti misteriosamente nel nulla. Spariti. Finiti anch’essi sotto le macerie.

Mazzette, tangenti, appalti e quote di partito. Chiari i legami tra la classe politica e la camorra locale: un grande “affaire” costruito sul sangue di 2.735 morti.

Nel frattempo più di 35.000 persone continuavano a vivere nei containers ringraziando Dio per aver lasciato loro almeno la vita.

I comuni rasi al suolo insieme a quelli danneggiati furono complessivamente un centinaio. Eppure, entrarono a far parte della lista dei comuni terremotati, quindi destinatari di contributi statali per la ricostruzione, 687.

Politici corrotti in Campania, Basilicata e Puglia, prosciugarono i soldi stanziati per i disgraziati che continuavano a vivere nei containers. Molti di loro, nel corso degli anni,  misero al mondo dei figli, i quali, a loro volta adulti, finirono anch’essi all’altare senza mai aver visto una casa.

Dopo il sisma Avellino fu la provincia italiana in cui furono vendute più Volvo e Mercedes.

Dopo il sisma, a poche centinaia di metri dai campi roulotte, sorsero sontuose ville hollywoodiane.

Dopo il sisma, gli avellinesi divennero improvvisamente amanti del mare: fino al 1980 in tutta la provincia i possessori di yacht erano  stati meno di 10, qualche anno dopo se ne contarono un centinaio.

L’epilogo della vicenda? Lo scorso anno, la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto che per alcuni imputati al processo il reato sussiste, ma è scattata la prescrizione. Gli imputati per corruzione – vale a dire spreco, malaffare, ruberie – non sono stati assolti, anzi condannati, ma prescritti. Risultato? Impunità assicurata.

Dopo il danno, per tutti coloro che sulle strade del terremoto hanno lasciato la vita o la dignità, è arrivata la beffa.

Direi che ancora una volta in Italia si vive di paradossi. Grazie alle leggi italiani, la terra trema, il corrotto no.

 

LINA PASCA

LO CHIAMANO ABUSO

08 marzo 2012 – In occasione della “Festa della Donna” ripropongo, adattato, “Lo Chiamano Abuso” , pezzo che non ha bisogno di presentazioni. Vuole essere solo un invito alla riflessione e alla sensibilizzazione di un problema enorme per il quale si è fatto ancora troppo poco.

LO CHIAMANO ABUSO

Nell’era dell’emancipazione sono ancora tantissime le vicende che vedono un numero impressionante di donne come vittime. Vittime di violenze, stupri, forme diverse di vessazione e persecuzione, molestie, brutalità. In alcuni stati dell’Africa, nel sud della penisola araba e nel sud-est asiatico sono ancora oggi praticate le mutilazioni genitali femminili.

L’infibulazione, asportazione del clitoride cui segue la cucitura della vulva, si pratica su adolescenti, bambine o neonate a seconda della tradizione locale. Ad essa segue la defibulazione, scucitura della vulva, che viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Si ha così la certezza che ella non sia stata posseduta da nessun altro uomo. La donna quindi non ha nessuna libertà, né di agire, né di pensare, né di vivere l’amore come meglio crede. In sostanza non esiste. E’ un oggetto nelle mani dell’uomo padrone, prima il padre, poi il marito. L’escissione lede in modo esponenziale la salute fisica e psicologica delle donne e delle sfortunate bambine che ne sono protagoniste. Non è da dimenticare che l’intervento è il più delle volte praticato senza l’ausilio di nessuna norma igienica e improvvisato da “macellai” senza scrupoli. L’infibulazione, difatti, provoca ogni anno numerose morti tra le sfortunate piccole o grandi donne, vittime di infezioni letali.

Ancora tanto diffuso il fenomeno della lapidazione, pena di morte nella quale chi ne è condannato muore attraverso il lancio di pietre, spesso con la partecipazione della gente comune. E’ una barbarie praticata soprattutto nel mondo islamico. La lapidazione delle donne musulmane avviene persino quando una donna viene violentata, in quanto rea, se sposata, di aver avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. In questo caso, la donna viene condannata a morte e uccisa attraverso il lancio di pietre da parte della folla, lo stupratore rimane impunito. E’ di un paio di anni fa la triste vicenda di una ragazzina iraniana di 13 anni, violentata dal fratello, rimasta incinta, e condannata alla lapidazione per rapporti sessuali illeciti ed incestuosi.

Non occorre andare oltre i confini del nostro bel Paese per parlare dei casi di stupro. Potremmo definire lo stupro come fa il codice penale italiano, che lo definisce costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali.  Una definizione fredda, arida, sterile. Senza sentimento. Il legislatore non poteva fare altro. La definizione giusta dello stupro, in realtà, può essere data solo da chi ne è stata vittima. E’ l’umiliazione più grande che una donna possa subire. Entra nell’anima e l’anima toglie. E’ la sopraffazione sulla parte più intima del suo essere, dell’intero mondo della donna, del suo corpo così come della sua anima. E’ l’annientamento assoluto della sua libertà, della sua vita, dei suoi sogni. Donne che hanno subito violenza nella loro vita, non saranno mai più le stesse. Lo stupro cambia il corso della vita della donna che lo subisce, modifica il suo carattere e la sua personalità. Più della metà (è dimostrato dalle statistiche) è destinata a vivere gravi episodi di depressione, addirittura il 17% si toglie la vita. Chi decide di non farla finita e ha il coraggio di andare avanti, vivrà il resto dei suoi giorni con innumerevoli difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto nel rapporto col sesso forte. In seguito allo stupro, molte di queste donne vivono la situazione con senso di colpa e vergogna, tendono addirittura a colpevolizzare se stesse per l’accaduto.

Non dimentichiamo che di frequente la violenza viene perpetrata all’interno della stessa famiglia d’origine. E’ tra le mura di casa che spesso si consumano drammi atroci; il padre, il fratello, lo zio o il vicino di casa possono essere gli orchi cattivi. In questo caso è tutto più difficile. Spesso alle violenze fisiche sono correlate violenze psicologiche che fanno sì che l’esercizio del potere e il controllo da parte del familiare diventi per la donna un tunnel senza uscita. Questa è la ragione per cui la maggior parte dei casi finisce con una mancata denuncia.

Ergo tocca a chi governa il Paese dar vita ad una legge adeguata che possa finalmente punire gli animali a due zampe (senza offesa per gli animali). Tolleranza zero e nessun atto di clemenza nei confronti di chi si macchia di un reato così grave quale può essere la violenza carnale. Ricordo che solo dal 1996 lo stupro non è più reato contro la morale ma contro la persona. E’ solo da allora che non è più considerato semplicemente reato offensivo del buon costume e della morale comune, ma reato contro la vittima e la sua integrità psicofisica.

Nel mondo ogni 2 minuti una donna è vittima di stupro. Questo vuol dire che nel mondo ogni 2 minuti una donna muore. Lo chiamano abuso ma in realtà è la morte. Perché la morte più grande è proprio quella che ti lascia in vita.

LINA PASCA

LE MENZOGNE NEL SACCO

Al di là di ogni perversione, stile di vita o bunga bunga degni del nostro Presidente del Consiglio, ciò che interessa a Generazione Italia è la crisi finanziaria che il nostro Paese sta attraversando e una conseguente necessaria modernizzazione del mondo del lavoro adeguata alle richieste del mercato corrente. Non è della costituzionalità di un lodo già di per se incostituzionale (quindi non passibile di ulteriori approfondimenti) che vogliamo riempire le pagine dei nostri network. Non è dell’ultimo capriccio sotto le lenzuola di chi governa questo Paese che a noi interessa. E non perché come qualcuno erroneamente pensa trattasi di gossip: quest’ultimo riguarda la gente dello spettacolo, non i nostri onorevoli ministri. Ma perché ora siamo arrivati veramente alla fine. La fine di un sogno fatto di cartone, di un Paese dove tutto va bene e dove la crisi non esiste, dove chi si può permettere festini a base di champagne, dimentica chi non arriva a fine mese. Abbiamo bisogno che qualcuno restituisca dignità al popolo italiano, un popolo preso in giro, umiliato, incantato, che ha creduto in chi ha promesso e ancora continua a promettere. Il che, si badi bene, non è reato se lo si fa in buona fede. Ma mentire, NO! Il Paese sta crollando, aumentano i disoccupati, i cassaintegrati, i precari, i lavoratori subordinati. Non è terrorismo, quello lo lasciamo ai talebani. E’ realtà. Neanche il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che è sempre stato dissenziente sui dati sull’economia forniti dall’Istat e dalle associazioni di categoria, ha potuto negare la veridicità delle ultime analisi di Mario Draghi sull’occupazione. Secondo il Governatore della Banca d’Italia, lo scenario dell’occupazione italiana è quantomeno preoccupante: il tasso di disoccupazione pari all’8,5%, sale addirittura al di sopra dell’11% se si considerano i cosiddetti inattivi, cioè quelle persone che non cercano più lavoro. C’è qualcosa che non torna tra le analisi di Draghi e l’ottimismo di Berlusconi. E’ segno questo che i dati sono fallati e siamo tutti benestanti o che la tesi da paese del mulino bianco reclamizzato dal Presidente del Consiglio fino a qualche settimana fa comincia a mostrare cosa c’è realmente nel sacco? Niente, direi. Nel sacco non c’è niente, se non menzogne. Stare con Fini, non vuol dire solo aderire ad una politica fatta di legalità e di meritocrazia, dove le liste elettorali sono fatte dalla gente e non imposte, non vuol dire solo ridare all’Italia, ormai sbeffeggiata ed umiliata dal sarcasmo internazionale, l’immagine di un grande Paese qual’è, non vuol dire solo ritornare ad avere e pretendere rispetto per le Istituzioni, per la Magistratura e per la Carta Costituzionale, ma vuol dire anche e soprattutto sgombrare il campo dalle menzogne, rimboccarsi le maniche e prendere di petto questa situazione vergognosa che è a metà tra il tragico e l’inverosimile. Dobbiamo prendere coscienza che l’Italia è pienamente nel vortice di una crisi grave e contagiosa, guardarci allo specchio con la consapevolezza che il sogno di carta si è sbriciolato. L’Italia immobilizzata dall’incantatore mediatico deve avere la forza di uscire da questo tunnel di apparenze e frustrazioni. Solo se ci rendiamo conto di quella che è la verità, possiamo farcela. Così come i nostri nonni nel dopoguerra, tocca ora a noi combattere per riprenderci la nostra Italia. Noi, insieme a Gianfranco Fini.

 

Lina Pasca

da www.generazioneitalia.ivrea.it

L’IGNORANZA

Credo che la persona ignorante sia più felice. Ignora la giustizia, ignora la beltà dei valori, ignora il retto modus vivendi, ignora il bene e il male nella loro perfezione. L’ignorante vero fa paura. Fa più paura del cattivo. Non mi spaventa “l’ignorante in materia”, colui che non è sufficientemente a conoscenza di una branca del sapere, di un fatto o di una circostanza, mi fa paura colui che ha una percezione errata della realtà.

L’ignorante vero è quello che è convinto di avere la cognizione assoluta di un aspetto del vivere, senza ammettere la possibilità del contraddittorio. Tesi e antitesi, nella dialettica filosofica o comune, sono una dimostrazione della libertà d’espressione e del confronto civile. In assenza di tali elementi si palesa la dittatura dell’ignoranza. Il modo d’agire, indifferente a qualsiasi nozione di libertà individuale, viene assorbito dalla massa come vademecum, imprescindibile al modo d’agire stesso. E non importa se esso sia corretto o meno, se la modalità d’azione sia basata sulla legalità etica e/o costituzionale che è alla base di ogni comunità civile.

Viene adottato quasi sotto forma di ius non scriptum, un modo di fare “ignorante” dei valori fondamentali dell’essere, consuetudine che diventa modus operandi prima, modus vivendi poi. In questo scenario, malafede e ignoranza spesso si fondono o si confondono. O nel circo dell’opportunismo “i colti/sapienti con la cattiva coscienza” si approfittano dei “buoni ma ignoranti”, attirando l’attenzione delle persone nella direzione prestabilita per l’affermazione dei propri fini, o l’ignorante è già colui che è in malafede, ed è nella consapevolezza e la mercificazione della sua malafede che si cela dietro l’alibi dell’ignoranza. In questo caso, la miccia non può che provocare un grande botto.

Ed è così che cala il sipario sul lato osceno del mondo: sacche di ignoranza globale si diffondono e si moltiplicano come larve di mosche andando a stereotipare il modo di fare, di agire e di pensare.

Ecco che la mafia viene coperta dalla vergogna dell’omertà in chi, nei sobborghi siciliani, ancora crede che il Robin Hood “Don baciamo le mani” rubi al ricco per dare al povero.

Ecco venir fuori l’ignoranza sviscerata di colui che “porta rispetto” all’uomo d’onore, che venera il boss dei quartieri di Napoli, che si prostra a un “galantuomo”!

Ecco che la quattordicenne disgraziata, figlia di un quartiere popolare della periferia di Crotone, dovrà unirsi in matrimonio a quell’omuncolo di qualche anno più grande che l’ha resa oramai carne consumata.

Ecco che l’italiano del nord, autoconvintosi a suon di caz….. a definirsi padano, acclama dal fondo del palco un altro omuncolo (degno di quel di Crotone) che, delirante, strilla alla folla <<che l’Italia è degli italiani e che gli immigrati vanno cacciati a calci nel sedere>> (ndr: il termine usato è un altro, ma non lo ripeto a vantaggio di chi non è ignorante).

 Ecco che la povera madre di famiglia con la seconda elementare, o con una laurea in lettere (è uguale), per scongiurare gli effetti del malocchio che la vicina di casa ha fatto al suo bel figliolo, va a versare tutto lo stipendio e di più nelle mani della maga senza scrupolo. Un corno, un liquido miracoloso e una foto da bruciare con tanto di litania valgono più di un titolo di studio.

L’ignoranza è spesso sinonimo d’insensibilità. E’ vero. Consiste nel non capire la sofferenza, il dolore, il disagio altrui. Io dico che l’ignoranza è soprattutto un’immensa tristezza.

 

LINA PASCA

da www.le-cercle.it