Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

L’IGNORANZA

Credo che la persona ignorante sia più felice. Ignora la giustizia, ignora la beltà dei valori, ignora il retto modus vivendi, ignora il bene e il male nella loro perfezione. L’ignorante vero fa paura. Fa più paura del cattivo. Non mi spaventa “l’ignorante in materia”, colui che non è sufficientemente a conoscenza di una branca del sapere, di un fatto o di una circostanza, mi fa paura colui che ha una percezione errata della realtà.

L’ignorante vero è quello che è convinto di avere la cognizione assoluta di un aspetto del vivere, senza ammettere la possibilità del contraddittorio. Tesi e antitesi, nella dialettica filosofica o comune, sono una dimostrazione della libertà d’espressione e del confronto civile. In assenza di tali elementi si palesa la dittatura dell’ignoranza. Il modo d’agire, indifferente a qualsiasi nozione di libertà individuale, viene assorbito dalla massa come vademecum, imprescindibile al modo d’agire stesso. E non importa se esso sia corretto o meno, se la modalità d’azione sia basata sulla legalità etica e/o costituzionale che è alla base di ogni comunità civile.

Viene adottato quasi sotto forma di ius non scriptum, un modo di fare “ignorante” dei valori fondamentali dell’essere, consuetudine che diventa modus operandi prima, modus vivendi poi. In questo scenario, malafede e ignoranza spesso si fondono o si confondono. O nel circo dell’opportunismo “i colti/sapienti con la cattiva coscienza” si approfittano dei “buoni ma ignoranti”, attirando l’attenzione delle persone nella direzione prestabilita per l’affermazione dei propri fini, o l’ignorante è già colui che è in malafede, ed è nella consapevolezza e la mercificazione della sua malafede che si cela dietro l’alibi dell’ignoranza. In questo caso, la miccia non può che provocare un grande botto.

Ed è così che cala il sipario sul lato osceno del mondo: sacche di ignoranza globale si diffondono e si moltiplicano come larve di mosche andando a stereotipare il modo di fare, di agire e di pensare.

Ecco che la mafia viene coperta dalla vergogna dell’omertà in chi, nei sobborghi siciliani, ancora crede che il Robin Hood “Don baciamo le mani” rubi al ricco per dare al povero.

Ecco venir fuori l’ignoranza sviscerata di colui che “porta rispetto” all’uomo d’onore, che venera il boss dei quartieri di Napoli, che si prostra a un “galantuomo”!

Ecco che la quattordicenne disgraziata, figlia di un quartiere popolare della periferia di Crotone, dovrà unirsi in matrimonio a quell’omuncolo di qualche anno più grande che l’ha resa oramai carne consumata.

Ecco che l’italiano del nord, autoconvintosi a suon di caz….. a definirsi padano, acclama dal fondo del palco un altro omuncolo (degno di quel di Crotone) che, delirante, strilla alla folla <<che l’Italia è degli italiani e che gli immigrati vanno cacciati a calci nel sedere>> (ndr: il termine usato è un altro, ma non lo ripeto a vantaggio di chi non è ignorante).

 Ecco che la povera madre di famiglia con la seconda elementare, o con una laurea in lettere (è uguale), per scongiurare gli effetti del malocchio che la vicina di casa ha fatto al suo bel figliolo, va a versare tutto lo stipendio e di più nelle mani della maga senza scrupolo. Un corno, un liquido miracoloso e una foto da bruciare con tanto di litania valgono più di un titolo di studio.

L’ignoranza è spesso sinonimo d’insensibilità. E’ vero. Consiste nel non capire la sofferenza, il dolore, il disagio altrui. Io dico che l’ignoranza è soprattutto un’immensa tristezza.

 

LINA PASCA

da www.le-cercle.it

ANNO SCOLASTICO 2010: LA GUERRA TRA POVERI

<<Precario, precario, precario…>> No, non sono impazzita. E’ solo lo status dei tanti che affollano questo immenso parcheggio nel disastrato mercato del lavoro. Tagli, finanziaria, decreti, forse mangeranno queste parole ad ora i pranzo i tanti precari piemontesi.

Quattro precari della scuola milanese sono entrati in sciopero della fame, seguendo l’esempio dei colleghi di Taranto, Roma, Benevento e Pordenone.  E a Torino e nel Canavese la situazione non è certo migliore. Sono dovuti intervenire i Carabinieri alla Scuola Media torinese Ada Negri, al momento della chiamata dei supplenti annuali. Con 350 cattedre assegnate, la graduatoria si è praticamente esaurita e la giornata è finita tra l’angoscia di chi un posto non ce l’avrà nemmeno quest’anno e la soddisfazione temporale di chi potrà pagare il mutuo almeno per i prossimi 12 mesi. Scene di delusione e di amarezza senza conforto si sono viste anche all’Istituto Berti, sempre nel capoluogo, dove chi ha ottenuto il posto ha dovuto alternare il suo sospiro di sollievo a messaggi di solidarietà per chi invece il posto non l’ha avuto.

<<Ho visto la disperazione sul volto di molti di loro. Ho visto le lacrime>> A dichiararlo è Romano, precario plurilaureato, tra quelli che sabato scorso aspettavano la nomina per un posto Ata. <<Eravamo in trecento circa. Le forbici del duo Tremonti-Gelmini, binomio espressione dell'”amorevole” presidente Silvio Berlusconi, di lì a poco avrebbero effettuato “un coup” su molte delle circa trecento persone in attesa. Sono uno dei fortunati (nella sfortuna) che ce l’ha fatta>>.

Ha in tasca la nomina ora Romano (non sa ancora per dove), che per un anno gli garantirà un lavoro retribuito con 950 euro. Alle volte. Già, perché alla fine non è così. Residente in un piccolo paesino a sud di Torino, ha viaggiato lo scorso anno sei giorni su sette alla volta di Ivrea, con spese di spostamento che rasentavano i 100 euro mensili e ore di viaggio giornaliere, lievitate a sei (treno+bus) a causa di lavori su un ponte ferroviario, in un Paese dove si plaude all’alta velocità. <<Agli svantaggi della distanza e al morale a pezzi – chiosa Romano – si aggiunga che nella scuola non esistono i buoni pasto, per cui altra somma da decurtare al già non esaltante stipendio mensile>>.

Esausta e col morale a pezzi è Raffaella: «Io non ho figli, ma ho il mutuo da pagare e così ho accettato una cattedra a Ivrea. Scade il 30 giugno ed è fatta di tre spezzoni, due diurni e uno serale. Ora sono qui sperando di trovare qualcosa di più vicino a casa». Mentre la tensione con i docenti saliva e si sentivano gli oltre 200 presenti urlare «vergogna!>> Monica ricordava lo scandalo di un costo che sta diventando obbligatorio per gli insegnanti in graduatoria «I corsi di specializzazione on line – afferma – valgono 3 punti, se non li fai vieni superato da altri. È una farsa, la speculazione di alcune agenzie di formazione avallata dal ministero»

E mentre il Governo continua a ripetere che “tagli non ve ne saranno” ripenso a Romano e alla sua voglia di partire, di lasciare l’Italia. <<Un’Italia in cui si fa appello ora al senso di responsabilità – afferma – Già, ma prima? Dove erano coloro che oggi inneggiano al senso di responsabilità e fanno carta straccia delle sentenze? Dove erano coloro che percepiscono 435 volte la somma di un operaio? Dove erano quando si arricchivano con le speculazioni e noi, a sporcarci di olio, di grasso, di sudore, con contratti a termine, interinali, ci impoverivamo mentre lor signori si arricchivano? >>

Me lo chiedo anch’io dov’erano, me lo chiedo insistentemente. Ma come Romano, Raffaella, Monica e i tanti precari della scuola italiana, piemontese e canavesana, anch’io non ho una risposta.

 

LINA PASCA

LA COSCIENZA DI UN PEDOFILO

La mano grande e gelida di un uomo attempato e senza coscienza. Si intrufola nell’anima della bimba che a sei anni nulla conosce dell’infamia dei grandi. Le sfiora la pelle, le solca l’animo sino a rubarne la vita. Due occhi grandi di un azzurro profondo come il mare e più del mare verranno inghiottiti dalle grosse fauci della libido insana di un essere malato. Come chi in quel mare è annegato vedendo a meno di un metro la brutta faccia di quell’arpia che è la morte, come chi ha sentito il fiato strozzarsi in gola fino all’ultimo sofferente sospiro, ecco pervadere la stessa terribile e interminabile paura.

La coscienza. Cos’è per quell’orco la coscienza? Mente e corpo uniti dallo stesso perverso vizio, senza distinzione e netta divisione tra il centro emozionale positivo e l’involucro di un metifico corpo. Coscienza quale capacità cognitiva di distinguere il bene e il male e riflessione del pensiero etico giusto su stesso. La coscienza. Mera espressione del mondo interiore o dell’attività celebrale frutto di esperienze di vita vissuta. Qualunque sia la definizione che filosofi e neurologi danno alla coscienza, nulla si può di fronte a chi l’altrui mancanza di coscienza l’ha vissuta sulla propria pelle distruggendo una serenità interiore che mai più ritornerà.

Un piccolo corpo violato è la dimostrazione di quanto infame può essere l’uomo nella sua assoluta mancanza di coscienza. Un uomo che ha malvagi pensieri, un uomo che rapisce un angelo dal suo caldo angolo di paradiso scaraventandolo fino al piano più infimo dell’inferno, un uomo che sorride nel vedere le lacrime rigare il viso di una piccola creatura, un uomo che raggiunge la gioia nell’osservare un corpicino nudo, questo ed altro ancora, è l’emblema della non coscienza.

<<Ricordo la sua risata diabolica alle mie preghiere di lasciarmi andare – mi confida Lisa, oggi trentenne – ricordo quanto si sentisse forte e padrone di me quanto più lo imploravo di smetterla. Sento ancora sulla mia pancia da adulta, oggi, le sue dita, allora, premermi sul piccolo ventre, quasi a pregustare ciò che avrebbe toccato poi>>. Nel sentire questa raccapricciante storia, una strana e indescrivibile sensazione s’impadronisce di me, un malessere quasi fisico mi opprime l’animo e un senso di disgusto e quasi di vomito inquina il mio essere dapprima sereno e in apparenza preparato al racconto. Uno stato di agitazione pervade ogni fibra del mio corpo, nulla riesce più a togliermi dalla vista e da una surreale immaginazione i momenti terribili che Lisa, bambina, avrà dovuto sopportare.

Le lacrime… quante lacrime… prima le immagino e poi le vedo. E’ di fronte a me questa donna, bella, intelligente, folta chioma ramata e timide lentiggini su viso ceruleo; un marito che la ama e la rispetta, un bellissimo bambino, un lavoro appagante e una vita di successi. E’ di fronte a me solo una di chissà quante vittime dell’abominio di chi una coscienza non ce l’ha.

<<Mio figlio non saprà mai quello che mi è successo alla sua età, né mio marito conoscerà mai la verità – continua Lisa, mentre il tono della sua voce tenta invano di celare l’amarezza- potrei dar loro una sofferenza  ancor maggiore di quella vissuta da me ventiquattro anni fa e che mi tormenta l’animo ogni istante della mia vita>>. Si ferma un minuto, giusto il tempo di gestire il suo pianto, ricomporsi con dignità e rivolgermi un breve e sofferente sorriso. <<Oggi sono serena – continua Lisa con la voce divenuta sempre più flebile –  ma non tornerò mai più la bambina spensierata e felice che con infantile innocenza bussava alla porta di quel suo vicino di casa senza coscienza. Non sarò mai più la stessa.>>

Ho gli occhi spalancati nell’innaturale tentativo di contenere le lacrime, i pugni serrati a stringere la rabbia che a mala pena riesco a trattenere, e solo per caso mi accorgo che quasi mi ferisco le mani con le mie unghie allungate. Il tutto si conclude con un abbraccio. Dentro ci sono le parole che non riesco a dire. Da oggi non sarò mai più la stessa nemmeno io.

LINA PASCA

da www.le-cercle.it

EROS

 

EROS

Malìa di occhi a scrutare l’incanto
ebbrezza di fuoco tra estasi e vanto
fende lama di spada di brame
sino a solcar le viscere arcane

Demone infesto di furente passione
membra in affanno in beata visione
più forte di fiumi in odor di tempesta
più cheta di riso di pargolo in festa

Piume di falco nell’immenso Creato
megere tremanti d’anelito e fiato
a sfidar tramonti e desolate aurore
soffocate dal tocco del Dio dell’Amore

Eros soave, tormento struggente
silenzio ed arbitrii di insanita mente
liberi corpi tra peccato ed ardore
struggono l’animo col dramma del cuore

Nessun’età a violarne presenza
t’annebbia il lume sino a demenza
capriccio del corpo, fiamma di Dio
distrugge l’anima e l’essenza dell’Io

Mistica piaga di ignavia quiete
lasciò spazio a famelica sete
come ladri di luce portatori di croce
della carne morimmo a sentirne la voce

 

 

LINA PASCA

Creazione letteraria. È vietata la riproduzione.

FIGLIO

Alito di vita
tumulto di stelle
passione di vittorioso vagito
mi scorri nelle vene più del mio stesso sangue
oh figlio!
Ti serbo nelle viscere carnali
ove vivrai notti di tempesta
tu
fiore assetato di acqua e di sole.
Per sempre.

LINA PASCA

Creazione letteraria. È vietata la riproduzione.

MAMMA, SONO VITA. FAMMI NASCERE

Questo scritto è pieno di rabbia, pieno della mia ira di donna e di essere umano. Di donna che ha dato la vita e che rimane sdegnata dalle speculazioni politiche e sociali, e dalle mercificazioni che si fanno attorno a una tragedia umana quale può essere l’aborto. Mi rivolgo alle donne, tutte, ma soprattutto a quelle che si definiscono femministe, volendo dare, con tale termine, un’accezione positiva all’universo femminile legato all’interruzione di gravidanza. Sbagliando.

Femminismo, un termine non usato ma abusato, che presuppone una differenza tra uomo e donna. Differenza che anatomicamente esiste. Punto. Se si valida una rivendicazione femminile, si conferma una differenza di status, che  non esiste. Sussiste invece una differenza di ruoli. Ed è giusto che sia così. L’uomo e la donna sono due creature simili e diverse che vivono in simbiosi, l’uno non può fare a meno dell’altra. Solo con l’unione di due corpi fisiologicamente sinergici nasce la vita. E perché se un figlio si concepisce in due, portare avanti una gravidanza dovrebbe essere deciso solo dalla donna? Perché ha l’utero? Non se ne farebbe nulla del suo utero senza l’uomo, così come l’uomo non se ne farebbe nulla del suo seme crea-vita senza di lei. Eccola, portatrice di grandi conquiste, ergersi a sola padrona dell’essere che ha in corpo. Eccola ancora una volta lì a decidere se dare la vita o ammazzare un essere vivente.

L’aborto non è una conquista di civiltà, è un abominio. Cosa c’è di civile in una pillola che uccide una vita umana? Cosa c’è di etico nell’aumentare la libertà della donna a scapito di una vita? E questa sarebbe libertà? La donna, la stessa donna che subisce violenze fisiche e/o sessuali, che tante volte rincorre il suo aguzzino, condanna violenze e atrocità, si sporca le mani, con una tremenda barbarie, ancor più del suo orco?

Dove sono quelli che si battono il petto condannando terroristi, brigatisti, mafiosi, camorristi, perché assassini, ed elevano a conquista dell’umanità una simile atrocità? Non si era detto che non esistono i morti di serie A e quelli di serie B? Non si era detto che gli assassinati sono tutti uguali di fronte a Dio così come gli assassini di fronte alla legge? E perché questo non vale per un’anima di pochi giorni o poche settimane, anima che è già vita, ma solo per chi dal ventre materno ha avuto la grazia di uscire? Ci facciamo portatori di sentenze, diventiamo tutti giudici quando si tratta di vicende di uomini. Piazze e stazioni che saltano in aria come pop-corn in padella, treni ed aerei maciullati da bombe micidiali, catastrofi naturali, terremoti e tsunami che spezzano la vita in meno di un secondo: invochiamo la giustizia, celeste e terrena. E poi uccidiamo i nostri figli, osannando la celebrata libertà, lavandoci la coscienza come le macchie con la candeggina.

Cosa c’è di più abominevole di un assassinio di un bambino? Un essere nel ventre materno perché mai dovrebbe avere meno diritti e meno dignità di un bimbo ucciso dalla propria madre ma a tre anni, a sei, a cinque mesi? Soffocato nella vasca durante il bagnetto, gettato in un lago, fatto volare giù dal quinto piano, perché?

<<Ha presente un nodo scorsoio? L’effetto è esattamente quello di un cappio che si stringe attorno al collo di un esserino che ha già mani, gambe e braccia. Ma ci mette cinque giorni ad asfissiarlo>> Queste le parole del ginecologo di fama mondiale, prof. Antinori, che ne sa sicuramente più di me, di chi legge e di tutte le persone sedute sulle sedie del potere o comuni mortali seduti a casa a commuoversi davanti alla tv per una strage di mafia.

E ancora: vogliamo ricordare gli effetti che la RU 486 ha sulle donne? Nausee, vomito, e pericolosissimi sanguinamenti, col 30 per cento di possibilità di dover poi ricorrere a interventi chirurgici di completamento dell’aborto. A ciò si aggiunge un rischio di infertilità del 15 per cento, e al rischio di mortalità, motivo per cui Paesi come Francia, Australia, o la liberalissima Svezia, l’hanno quasi ormai vietata.

Certo, quella donna che oggi abortirà, magari tra 3 anni vorrà un figlio e lo farà nascere. Poi dopo 2 anni resterà incinta, ma non si sentirà ancora pronta per affrontare un’altra gravidanza, e allora, giù con la pillola. Poi ne passeranno altri 3, allora sì, lo vorrà.  E poi ancora ad abortire o a dare la vita a suo piacimento. Un oggetto, sì, una vita innocente diventa uno squallido e scomodo oggetto.

Se questo significa essere donna, mi vergogno di esserlo, se questa è una conquista dell’umanità, preferisco considerarmi un animale piuttosto che un essere umano.

LINA PASCA

L’ORRORE DEGLI ANGELI

Rivisitazione del pezzo “Scusate, sono solo un bambino”.

Denise Pipitone, Angela Celentano, Pasqualino Porfidia, Estelle Mouzin, Maddie McCann, Santina Renda… Potrei elencare tanti nomi, ma questo spazio non basterebbe. Le loro famiglie vivono nell’angoscia e nel dramma ormai da anni. Si tratta di bambini inghiottiti dalla terra.

Quello dei bambini scomparsi è purtroppo un fenomeno in forte crescita. Solo nei primi 3 mesi nel 2008 e solo in Italia, i bambini scomparsi sono 368. La Polizia di Stato riferisce nell’ultimo aggiornamento che i minori scomparsi dal 2005 al 2008 sono 2932. Cifre da far accapponare la pelle. E non sono tanti. Non per tutti i minori scomparsi viene sporta denuncia. Ci sono le cosiddette scomparse silenziose. Quelle di bambini che vivono in Italia ma che non sono stati mai neanche censiti. Quelli che vivono nel degrado, ai margini e quasi sempre nell’illegalità, gli immigrati clandestini, africani, rom, cinesi e altri extracomunitari irregolari. Di questi bambini non si sa nulla, nulla significa che molte volte non esiste nemmeno una foto, forse esiste un nome, quasi mai un cognome… E non esistere, significa che se ti rapiscono, se ti vendono, nessuno se ne accorge. Di bambini stranieri ne scompaiono in media 48 al mese, quasi 2 al giorno. Qualcuno li considera bambini di serie B. Hanno un altro colore della pelle, appartengono ad un’altra etnia. Ma sono innocenti, come i nostri figli. Italiani e stranieri, sono migliaia i bambini che ogni anno svaniscono nel nulla, diventano fantasmi.

A seguito della scomparsa di Estelle Mouzin, bambina francese svanita nel nulla 6 anni fa tornando da scuola in un paese di 1000 anime a Guermantes (Parigi), ho ascoltato un’intervista rilasciata dal presidente di un’associazione francese che si occupa di bambini scomparsi. Parlava di individui che si dedicano a fotografare bambini a loro insaputa (a scuola, ai giardini, nei loro momenti di gioco), e con le foto creano dei book a disposizione di quelli che vogliono bambini. Così il cliente può scegliere direttamente su catalogo e scatta in questo modo l’operazione rapimento. Ignoro se accanto alla foto sia riportato anche il prezzo.

Dunque proviamo a ragionare, sempre che qualcosa di razionale esista nello squallore di cui stiamo parlando.

La pedofilia è la manifestazione di una forma di devianza sessuale a causa della quale una persona sessualmente adulta prova attrazione sessuale in soggetti sessualmente immaturi. Soggetti cioè in età pre-puberale, ossia bambini o preadolescenti non ancora sviluppati fisicamente. Attenzione: non bisogna confondere la pedofilia con la pedopornografia. Se la pedofilia rimane preferenza sessuale, per la legge non è reato, al massimo un disturbo psichico. In medicina il termine indica l’orientamento sessuale del soggetto, non un comportamento illegale, in quanto ci sono pedofili che lo sono ma non commettono atti illeciti molestando i bambini. Questa è la cosiddetta Pedofilia Latente, cioè morbosa attrazione verso i bambini ma che rimane inespressa e trova il suo sfogo solo nelle intime fantasie erotiche.

C’è poi la Pedofilia Attiva in cui si realizzano violenze a danno dei bambini, e in ultimo, ancor più grave la Pedofilia Killer, in cui oltre alla violenza sessuale, il massimo godimento avviene con la morte della vittima.

La pedopornografia è invece la rappresentazione di atti sessuali in cui sono raffigurati bambini. Questa può essere gestita anche da chi non è pedofilo. Ciò significa che dietro i rapimenti dei bambini per pedofilia, non ci sono solo pedofili in senso stretto, ma uomini cosiddetti normali che si dedicano al loro commercio. Magari uomini che a casa hanno mogli e figli! Fanno parte di organizzazioni che commerciano in bambini, hanno il vincolo contrattuale di mettere sulla piazza un certo numero di merce all’anno, e certo è che più è carina agli occhi dei mostri, più facilmente verrà piazzata. La pedopornografia, come molte altre attività criminose, ha alle spalle un consistente giro di denaro.

Mi chiedo dove può arrivare la cattiveria umana, la mancanza di cuore e di rispetto per la vita altrui. Sono una madre anch’io. Non penso che potrei sopravvivere se le mie figlie scomparissero nel nulla, preferirei la morte. E so che chi sta leggendo ora questo pezzo la pensa esattamente come me. Ecco perchè la mia grande stima va alle madri coraggio di tutto il mondo e ai papà la cui vita è stata spezzata il giorno in cui la mano dell’orco cattivo ha sottratto il proprio bambino all’amore della sua famiglia. Il mio rispetto va a Piera Maggio, mamma di Denise, alla famiglia Celentano, alla famiglia Porfidia e a tutti quelli che vivono i loro giorni ancora senza i loro bimbi. Offriamo tutti la nostra solidarietà a questi genitori che non si arrenderanno mai, che cercheranno i loro bambini scomparsi senza tregua, fino al loro ultimo giorno di vita.

Bambini: ancora una volta usati, abusati, sfruttati e mercificati per il piacere, il guadagno, la cattiveria dei grandi.