Lina Pasca e dintorni…

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LA TERRA TREMA, IL CORROTTO NO

In occasione del recente 30° Anniversario del terremoto dell’Irpinia, e a 2 anni dal terribile sisma dell’Aquila,  ripropongo, rivisitato, il pezzo “La Terra Trema, il Corrotto No”

Nei paesi di Lioni, Sant’angelo, Caposele, Calabritto, Conza, ed altri piccoli comuni situati al confine tra Campania e Basilicata, la scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter, la sera del 23 novembre 1980, causò 2.735 morti, 8.850 feriti. Un’ apocalisse, 36 i paesi rasi al suolo.

Qualcuno dice che non si può prevedere un terremoto. Io dico che  la responsabilità degli amministratori locali a gestire la geometria di un paese senza piani regolatori fu palese.

Nessun politico tutelò la vita di chi in quei paesi ci viveva, di chi in quei paesi la vita la perse.

La morte di quasi 3.000 persone fu la ricchezza per altre. Su quelle macerie, politici democristiani prima e socialisti poi fecero altro scempio e costruirono il proprio potere. La spesa per la ricostruzione fu allargata a macchia d’olio così come l’area d’intervento.

Grazie ad un’inchiesta avviata nel 1990 da Indro Montanelli sulle pagine de il Giornale, fu costituita “Mani sul terremoto”, una Commissione Parlamentare d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.

La Commissione stabilì che grazie a politici quali Ciriaco De Mita, allora Presidente del Consiglio, Paolo Cirino Pomicino, Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Francesco De Lorenzo, il commissario Zamberletti che aveva gestito i soccorsi e altri amministratori (spazzati poi via da Tangentopoli), 58.600 miliardi delle vecchie lire su 70.000 stanziati erano finiti misteriosamente nel nulla. Spariti. Finiti anch’essi sotto le macerie.

Mazzette, tangenti, appalti e quote di partito. Chiari i legami tra la classe politica e la camorra locale: un grande “affaire” costruito sul sangue di 2.735 morti.

Nel frattempo più di 35.000 persone continuavano a vivere nei containers ringraziando Dio per aver lasciato loro almeno la vita.

I comuni rasi al suolo insieme a quelli danneggiati furono complessivamente un centinaio. Eppure, entrarono a far parte della lista dei comuni terremotati, quindi destinatari di contributi statali per la ricostruzione, 687.

Politici corrotti in Campania, Basilicata e Puglia, prosciugarono i soldi stanziati per i disgraziati che continuavano a vivere nei containers. Molti di loro, nel corso degli anni,  misero al mondo dei figli, i quali, a loro volta adulti, finirono anch’essi all’altare senza mai aver visto una casa.

Dopo il sisma Avellino fu la provincia italiana in cui furono vendute più Volvo e Mercedes.

Dopo il sisma, a poche centinaia di metri dai campi roulotte, sorsero sontuose ville hollywoodiane.

Dopo il sisma, gli avellinesi divennero improvvisamente amanti del mare: fino al 1980 in tutta la provincia i possessori di yacht erano  stati meno di 10, qualche anno dopo se ne contarono un centinaio.

L’epilogo della vicenda? Lo scorso anno, la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto che per alcuni imputati al processo il reato sussiste, ma è scattata la prescrizione. Gli imputati per corruzione – vale a dire spreco, malaffare, ruberie – non sono stati assolti, anzi condannati, ma prescritti. Risultato? Impunità assicurata.

Dopo il danno, per tutti coloro che sulle strade del terremoto hanno lasciato la vita o la dignità, è arrivata la beffa.

Direi che ancora una volta in Italia si vive di paradossi. Grazie alle leggi italiani, la terra trema, il corrotto no.

 

LINA PASCA

LA TERRA TREMA, IL CORROTTO NO

 

A poco più di tre mesi dal terremoto che ha scosso l’Abruzzo e causato quasi 300 vittime, il mio pensiero va ad un altro movimento sismico, quello del 23 novembre 1980. A farne le spese, i cittadini dell’Irpinia. Parliamo ancora una volta, e ancora tristemente, del nostro amato sud.

Avevo 6 anni quella domenica sera di 29 anni fa, lo ricordo come fosse ieri. Nel lettone dei miei a guardare la Domenica Sportiva, i successi (e gli insuccessi) della squadra del Napoli.

Fu durante uno di quei servizi alla televisione che tutto intorno a me cominciò a “ballare”. Non avevo mai visto né sentito una cosa del genere, non sapevo se averne paura o meno. Ma la mia indecisione durò meno di un secondo. Fui prelevata da mia madre e in un istante tutti sulle scale a scappar via veloci dal quarto piano dello stabile e forse, pensavano i “grandi”, dalla morte…

Ricordo, come fosse ieri, l’immagine delle scale che non stavano ferme. Ballavano anch’esse come il resto di tutto ciò che mi circondava. Arrivati in strada, la coscienza della salvezza.

Gli altri miei ricordi sono legati ai disagi vissuti in quel periodo. Ricordo di aver dormito in macchina sul piazzale del cimitero di Aversa, in provincia di Caserta, ricordo di aver dormito sempre in macchina nel piazzale ora antistante la Caserma dei Carabinieri della stessa città.

Ma noi siamo stati i fortunati. Rispetto a ciò che accadde in Irpinia, noi abbiamo vissuto un “diversivo”.

Nei paesi di Lioni, Sant’angelo, Caposele, Calabritto, Conza, ed altri paesi situati al confine tra la Campania e la Basilicata, la scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter causò 2.735 morti, 8.850 feriti. Un’ apocalisse, 36 i paesi rasi al suolo.

Se è vero che non si può prevedere un terremoto, è anche vero che la responsabilità degli amministratori locali a gestire la geometria di un paese senza piani regolatori fu palese.

Nessun politico tutelò la vita di chi in quei paesi ci viveva, di chi in quei paesi la vita la perse.

La morte di quasi 3.000 persone fu la ricchezza per altri. Su quelle macerie, politici democristiani prima e socialisti poi fecero altro scempio e costruirono nell’ordine il proprio potere. La spesa per la ricostruzione fu allargata a macchia d’olio così come l’area d’intervento.

Grazie ad un’inchiesta avviata da Montanelli nel 1990 sulle pagine de il Giornale, fu costituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta definita “Mani sul terremoto”, presieduta da Oscar Luigi Scalfaro.

Siamo nel 1994. La Commissione stabilì che grazie a politici quali Ciriaco De Mita, allora Presidente del Consiglio, Paolo Cirino Pomicino, Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Francesco De Lorenzo, il commissario Zamberletti che aveva gestito i soccorsi e altri amministratori (fortunatamente spazzati via da Tangentopoli), 58.600 miliardi delle vecchie lire su 70.000 stanziati erano finiti misteriosamente nel nulla. Spariti. Forse finiti anch’essi sotto le macerie.

Mazzette, tangenti, appalti e quote di partito. Chiari i legami tra la classe politica e la camorra locale: un grande “affaire” costruito sul sangue di 2.735 morti.

Nel frattempo più di 35.000 persone continuavano a vivere nei containers ringraziando Dio per aver lasciato loro almeno la vita.

I comuni rasi al suolo insieme a quelli danneggiati furono complessivamente un centinaio. Ma pensate lettori che entrarono a far parte della lista dei comuni terremotati e quindi destinatari di contributi statali per la ricostruzione 687. Si, avete letto bene, 687!

Politici corrotti in Campania, Basilicata e anche in un pezzetto di Puglia (tanto per non farci mancare nulla!) prosciugarono i soldi di quelli che continuavano a vivere nei containers, che lì mettevano al mondo anche figli, figli che a loro volta finivano anch’essi all’altare… senza mai aver visto una casa, una vera casa!

Che stranezza che dopo il sisma Avellino fu la provincia italiana in cui venivano vendute più Volvo e Mercedes; che stranezza che a poche centinaia di metri dai campi roulotte sorgevano sontuose ville hollywoodiane; che stranezza che gli avellinesi erano diventati improvvisamente amanti del mare… fino al 1980 ad Avellino e provincia i possessori di yacht erano meno di 10, qualche anno dopo se ne contavano un centinaio!

L’epilogo della vicenda? E’ di alcuni giorni fa la notizia che la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto che il reato sussiste per alcuni imputati al processo, ma è scattata la prescrizione. Gli imputati per corruzione (vale a dire spreco, malaffare, ruberie) non sono stati assolti, anzi condannati, ma prescritti. Risultato? Impunità assicurata.

Dopo il danno la beffa! In barba ovviamente a tutti coloro che sulle strade del terremoto hanno lasciato la vita o la dignità, il che è peggio…

Direi che ancora una volta in Italia si vive di paradossi. Grazie alle leggi italiani, la terra trema, il corrotto no.

Lina Pasca

20/07/09