Lina Pasca e dintorni…

…perchè la storia siamo noi….

Archivio per Muhammar Gheddafi; Berlusconi; harem; veline; festini; villa_certosa; crisi_economica; 200_ragazze; libia; sultanato; dittatura

SAPORE DI HAREM

E’ avvenuto qualche mese fa l’incontro tra Berlusconi e il leader libico Muhammar Gheddafi, a fine agosto esattamente. Può darsi che io abbia preso un colpo di sole visto la calura di quei giorni, ergo mi sovvenga con così tanto ritardo. O può darsi che solo adesso mi si venga a palesare davanti agli occhi un’immagine terribile: siamo anche noi in dittatura come in Libia?

Fonti di Governo avevano riferito, a poche ore dal rendez-vous, che i colloqui si erano incentrati prevalentemente sulla politica internazionale, in particolare sull’Africa, e sul Medio Oriente. Gheddafi, sotto una tenda beduina allestita presso la residenza dell’ambasciatore libico a Roma, aveva altresì ribadito la disponibilità della Libia a incentrare imprese italiane nel suo Paese. Felice epilogo, questo, della firma del trattato di Amicizia tra Italia e Libia di cui ricorreva il secondo anniversario. Ah, il partito dell’amore…

In serata si era poi dato il via ai festeggiamenti: cena, sfilata equestre di 30 cavalli berberi portati appositamente da Tripoli, e Carosello dei Carabinieri. Ignoro se con le alte temperature agostane, il leader libico avesse fatto richiesta, come avvenuto nel novembre 2009, di 200 ragazze, tutte rigorosamente sopra il metro e 70, a cui dare lezioni di Islam.

Ignoro il motivo per cui quelle tra il metro e 60 / un metro e 65 non potessero meritare il diritto alla “catechesi gheddafiana ” e soprattutto il regno di Allah (a parere del Muhammar, intendo). Ignoro pure se le ragazze in questione dovessero essere necessariamente illibate, anche se questo mi sembra poco probabile visto che come pony express era stato incaricato Silvio. Nel Paese delle Quote Rosa, chi s’intende più di donne come il nostro Presidente del Consiglio?

Chi non capisce l’amicizia tra Italia e Libia è prigioniero del passato” aveva dichiarato Berlusconi. Certo che se ogni volta che uno deve ospitare un amico, non so, a casa propria, in albergo, (o anche in tenda, fate voi) gli deve portare 200 ragazze, il fatto diventa un po’ complicato. Dove le trovo io 200 ragazze se un mio vecchio amico viene a farmi visita? Se cerco tra le insegnanti precarie, le ricercatrici, le casseintegrate, le disoccupate, a 200 ci arrivo sicuro. Anche a 2000. E anche a 20.000. Purtroppo.

Però è proprio un Paese strano il nostro: gli ex colonnelli di AN, La Russa e Gasparri, avevano appoggiato l’accoglienza riservata al leader libico, ma gli alleati leghisti non avevano proferito parola. Ma come, non volete più far disputare le maratone nelle vostre città perchè a vincere sono sempre i negri in mutande, e su Gheddafi no comment?

 

Ha ragione Berlusconi, siamo proprio degli ignoranti: lui vuole guardare al futuro e noi guardiamo al passato! Ha ragione lui, su tutta la linea: Chi non lo vota è un coglione. I magistrati sono comunisti politicizzati. In Italia c’è una grande libertà di stampa. Gli studenti meritevoli stanno a casa a studiare, quelli asini in piazza a protestare. Mangano è un eroe. La mafia è stata sovradimensionata dalle fiction e dai giornalisti anti-camorra. Rosi Bindi è più bella che intelligente. La crisi è un’invenzione dei media. La spazzatura sparirà da Napoli entro 3 giorni. E’ meglio andare con le ragazze che essere gay.

Le sue foto “come mamma l’ha fatto” pubblicate da El Pais? Balle, tutti fotomontaggi: è un giornale comunista. Escort che parlano degli incontri anche con le minorenni? Altre balle… è tutta gente gelosa delle sue ricchezze e invidiosa del suo Viagra. Calunnie, calunnie, solo calunnie.

Quel che conta nella vita (sua) è l’Harem. Come quello di Gheddafi. Oddio, mi si presenta davanti agli occhi di nuovo l’immagine terribile di prima: ho vissuto finora pensando di essere in un Paese democratico, e ora invece mi trovo in una dittatura? Come hanno potuto mentire in tutti questi anni i grandi della politica, di destra, di sinistra, di qualunque parte del Parlamento? Vivo in un Paese come la Libia, sotto il dittatore sultano Silvio Berlusconi, e continuano a chiamarla democrazia? Oh mio Dio, mi giunge un altro dubbio: ma sarò davvero cristiana o sono musulmana anch’io e non lo so? Non dovrò mica mettere il velo? No, mi sto facendo problemi per niente, tanto al metro e 70 io non ci arrivo… che fortuna…

Fatto sta che tra noi e i libici non c’è nessuna differenza: siamo anche noi in un sultanato.  E’ lui il nostro sultano.

Lui che mortifica le donne, il loro valore e il loro ruolo sociale, provinandole in casting per festini di lusso nell’ harem di Villa Certosa. Lui che mercifica anche le minorenni a corpo-oggetto come avviene nei Paesi integralisti mentre i suoi generali si indignano per la fine riservata a Sakinè.

Lui che da quando è lì, dove noi italiani lo abbiamo mandato, sta cercando di svuotare la Costituzione di contenuto per togliere potere al Parlamento.

Lui che si gratifica e si compiace del suo potere, che non distingue fra pubblico e privato, basta sia finalizzato ai suoi interessi.

Lui che ha reso prioritaria sulla crisi economica la riforma della giustizia per godere dell’immunità ed evitare di essere processato.

Lui che controlla 6 televisioni su 7 e che sa che solo 20 persone su 100 si informano attraverso i giornali, le altre 80 attraverso i suoi telegiornali. Lui che sa che la televisione non informa: disinforma, disorienta, confonde.

Lui che, attraverso soldatini e veline politicizzate, controlla e ramifica il suo potere nella rete vorace delle Regioni, il sistema del para-Stato.

Lui che, continuando ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni, dice: “ Sono così e agli italiani piaccio come sono, non cambierò”.

Ha ragione. Siamo noi a dover cambiare, siamo noi a doverlo fermare, siamo noi che dobbiamo strappargli di mano il Paese di cui si è appropriato, il Nostro Paese.

 

Nb: la ricompensa per le 200 ragazze riservate al Muhammar ammontava a 50 € ciascuna, per un totale di 10.000 €. Pagati non so da chi nel giorno del Convegno Mondiale della Fao sulla Fame nel Mondo.

 

LINA PASCA

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